18:52 15 Aprile 2026

Il vortice polare collassa: ci piomberà addosso dopo il 20?

Da diverse emissioni modellistiche si profila per la terza decade di aprile, l'affondo di un ramo del vortice polare nel cuore dell'Europa. Scopriamo se ci saranno conseguenze anche per l'Italia, anche se la distanza temporale impone prudenza nei giudizi.

Che cos’è il Final Warming

Il Final Warming è l’episodio di riscaldamento stratosferico che chiude la stagione invernale del vortice polare. A differenza degli Stratwarming invernali (i classici SSW), non è un evento temporaneo: segna la fine del vortice, comporta un collasso strutturale della circolazione ciclonica polare e introduce un regime atmosferico diverso, con un getto meno teso e più ondulato.

In pratica, il vortice perde compattezza, si frammenta e non è più in grado di sostenere un flusso zonale forte e lineare alle alte latitudini.

Quando il vortice si indebolisce:

il getto polare si ondula, aumentano gli scambi meridiani, diventano più probabili risalite anticicloniche verso Groenlandia e Scandinavia e si aprono corridoi per affondi freddi verso l’Europa centro-meridionale.
È esattamente ciò che i modelli stanno iniziando a suggerire per la terza decade di aprile 2026. Lo vediamo in questa mappa dell’ultima emissione ufficiale GFS prevista per mercoledì 22 aprile su base grafica Meteociel:

Che cosa rischiamo nella terza decade di aprile

Le ultime emissioni dei modelli stanno convergendo su un’ipotesi che, pur non essendo ancora certa, merita attenzione: una discesa d’aria fredda dal Nord Atlantico o dalla Scandinavia tra martedì 21 e mercoledì 22 aprile e fino al 25 aprile, favorita da un anticiclone sbilanciato verso l’Islanda e da un ramo del vortice polare proteso verso l’Europa centrale e addirittura mediterranea, come vediamo in questa mappa del modello GFS su base grafica Meteociel:

Possibili conseguenze

  • Calo termico marcato, anche di 8–12°C in poche ore.
  • Condizioni perturbate, con piogge e rovesci diffusi.
  • Neve a quote insolitamente basse per il periodo su Alpi e Appennini, localmente anche sotto i 1000 metri in caso di isoterme particolarmente fredde.
  • Ventilazione sostenuta da nord o nord‑ovest.
  • Rischio di gelate tardive nelle valli interne del Centro‑Nord, se dovesse seguire una notte serena post‑irruzione.

Perché sarebbe un evento notevole

Aprile può ancora proporre irruzioni fredde, ma una discesa così strutturata, con un ramo del vortice polare diretto verso le Alpi, certamente colpisce e avrà bisogno di tante conferme per essere avallata. Il contesto dinamico post‑Final Warming aumenta la probabilità di episodi fuori scala rispetto alla climatologia recente, anche se magari NON così estremi.

Quanto è affidabile questa previsione

Al momento dunque si tratta di un’ipotesi, non di una certezza. Gli ingredienti ci sono: forte ondulazione della corrente a getto, anticiclone di blocco sull’ovest del Continente, corridoio aperto verso l’Europa centrale.

Attenzione però: la traiettoria dell’aria fredda può ancora oscillare di centinaia di chilometri. Una piccola variazione può fare la differenza tra: irruzione piena sull’Italia (attendibilità 30%), oppure affondo più orientale verso Balcani e Grecia (attendibilità 35%), spostamento dell’affondo molti km più ad ovest (25%), nulla di fatto (10%).
Cosa dice a tal proposito la media degli scenari per la terza decade e nella fattispecie per il 23 aprile?
Vede chiaramente l’anticiclone sbilanciato verso l’Islanda e un ramo del vortice polare che punta l’Europa centrale e in parte forse l’Italia e l’Europa balcanica, ma tutto è ovviamente ancora sospeso, la distanza temporale lo impone.

LEGGI ANCHE