Primavera: la stagione dei cumuli
Ecco come si sviluppano e come diventano pericolosi.

Da nuvoletta di "Fantozzi" a cumulonembo con tanto di incudine, rovesci, fulminazioni intense e grandine. E’ stupefacente la metamorfosi del cumulo. Tutto nasce da uno scarto termico importante tra quota e suolo: un’atmosfera che abbia i piedi caldi ma la testa fredda si definisce instabile.
La bolla che allora si staccherà dal suolo prenderà forma espandendosi e gonfiandosi dunque sempre più fino a divenire un cumulus dapprima mediocre, poi congesto e se la colonna d’aria si mantenesse progressivamente più fredda procedendo con la quota, ecco spuntar fuori: il pulcino? Nooo: il cumulonimbus calvus, pronto con le sue protuberanze già a sganciare rovesci importanti e le prime fulminazioni, manca poco alla sua completa maturazione che avviene con la formazione delle incudini, dalle quali può cadere anche neve o grandine.

E’ comunque un segnale che il temporale ha raggiunto la sua massima intensità e che, senza un ulteriore intervento di aria umida, in grado di figliare cellule di supporto, comincerà ad attenuarsi.
Ad aiutarci nell’osservazione dell’evoluzione della cellula temporalesca può essere dunque molto utile l’umidità dell’aria. Se osserviamo nitidamente una cellula temporalesca a diversi km di distanza in atmosfera limpida e già in fase matura, difficilmente esso potrà giungere fino a noi ancora attivo, ma quando l’aria è torbida e l’insidia non si vede, allora dovremmo preoccuparci di capire se, in mezzo a quei cumuli, ce ne sarà uno già in fase matura, pronto a scatenare su di noi acquazzoni anche violenti.

Un cumulo già appiattito a metà della sua salita indica invece che un’inversione di temperatura alla media qota ne impedisce la crescita, provocandone la distensione e così anche l’indebolimento e la dissipazione. L’importante dunque è che il gradiente termico verticale non presenti strati caldi intermedi e che l’umidità risulti piuttosto elevata.
Naturalmente il temporale di calore, cioè legato al riscaldamento diurno è più frequente tra le 15 e le 17 in primavera, tra le 16 e le 19 all’inizio dell’estate, mentre può verificarsi anche dopo le 20 e per tutta la notte tra la mezza estate e la fine della stagione calda. Il temporale frontale può arrivare a qualsiasi ora.
I temporali che si innescano sui monti possono scendere in direzione della pianura verso sera, se le correnti lo consentono. Questo accade soprattutto sui versanti tirrenici dell’Appennino quando le correnti sono disposte debolmente da nord est.
Quando una corrente umida soffia contro vento rispetto all’avanzamento della cellula temporalesca, è in atto un ricarico umido che potrà scatenare anche fenomeni di forte intensità.
Autore : Alessio Grosso