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ARTICO: considerazioni sull'annata 2017 e possibili conseguenze future

Come si stanno comportando i ghiacci artici in questa annata 2017 e soprattutto nel periodo relativo al trimestre estivo?

In primo piano - 10 Agosto 2017, ore 11.00

Lo scorso mese di marzo, strombazzato un po' da diverse voci in capitolo soprattutto in rete, un nuovo bilancio negativo circa l'estensione del pack artico reduce da uno degli inverni più caldi della storia, quantomeno in sede polare. In alcuni punti della calotta, negli ultimi anni si sono verificati scioglimenti di ghiaccio pluriennale che possono essere spiegati soltanto con l'aumentare del Global Warming su scala planetaria. A rendere il quadro un po' meno amaro, i nuovi dati che sopraggiungono sullo stato attuale del nostro pack artico in merito alla stagione estiva 2017 che, al contrario di quelle che erano le aspettative, ha presentato a livello artico ben poche intrusioni di calore che avrebbero potuto accelerare il processo di ablazione estiva.

Questa estate, almeno sino a questo momento, è stata quindi caratterizzta da un profilo delle temperature che non ha presentato alcuna escalation decisa verso l'alto; a livello polare è stato preservato un profilo mediamente più freddo che ha permesso di recuperare punti percentuale sull'estensione totale della calotta rispetto al 2016, prendendo in tal modo le distanze dalla disastrosa annata del 2012. 

Gli effetti di tale recupero, anche se inseriti in un contesto assolutamente temporaneo, portano già in queste settimane conseguenze sulla circolazione atmosferica sull'emisfero boreale, laddove ritroviamo masse d'aria fredda (insolitamente fredda per gli standard degli ultimi anni) che vanno ad alimentare intense depressioni previste prendere il sopravvento sull'oceano Atlantico settentrionale e sul nord Europa già sotto la festività di Ferragosto.

Un precoce raffreddamento del comparto nord-atlantico e dell'area Groenlandese, porterà ad una forte (per gli standard recenti) attività delle depressioni extratropicali nella fascia delle alte latitudini d'Europa. Le conseguenze sul bacino del Mediterraneo potrebbero una volta tanto "spegnere" le eccessive esuberanze di una stagione estiva sempre più arrogante. 

In un certo qual modo, è come se l'atmosfera stesse tentando una nuova strada per salvaguardare la fascia artica da un surriscaldamento troppo accentuato. La cella di Ferrel, cioè quella adibita ad influenzare il clima delle medie latitudini, si ritrova ad essere quasi "stritolata" tra la cella di Hadley e la cella polare, incrementando la corrente a getto nella fascia delle medie latitudini ed impedendo alle masse d'aria roventi subtropicali di raggiungere la fascia polare. 


Autore : William Demasi

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