Teheran: “piove petrolio” ma è davvero così?

L’immagine è potente, gocce scure, odore di carburante ovunque, ma non sta davvero piovendo petrolio dal cielo. Il petrolio non può evaporare, salire in atmosfera e ricadere come fa l’acqua. Allora cosa succede?
Le esplosioni e gli incendi di depositi di carburante liberano nell’aria:
- fuliggine molto fine (particelle di carbonio),
- micro-gocce di oli combusti,
- vapori di idrocarburi pesanti.
Queste sostanze non evaporano, ma vengono trasportate dal vento come aerosol, cioè minuscole particelle sospese nell’aria.
Le gocce d’acqua che si formano nelle nubi o nella nebbia si aggregano attorno alle particelle presenti nell’aria. È un processo naturale chiamato scavenging o lavaggio atmosferico.
Se l’aria è piena di residui di combustione, le gocce inglobano fuliggine, catturano micro-gocce oleose, trascinano a terra composti organici volatili. Il risultato è una pioggia contaminata, scura, oleosa, dall’odore fortissimo di carburante.
La nube tossica deriva da:
- incendi di carburante,
- infrastrutture energetiche colpite,
- fumo densissimo che avvolge la città,
- ospedali e popolazione in difficoltà respiratoria .
In queste condizioni, basta una pioviggine o anche solo condensa per far precipitare al suolo ciò che l’aria non riesce più a trattenere.
Quello che cade è una combinazione di: acqua, fuliggine, residui oleosi, particelle di combustione, composti organici irritanti.
Gli idrocarburi leggeri e i gas irritanti:
- passano facilmente attraverso fessure e ventilazioni,
- non vengono filtrati bene dalle mascherine comuni,
- si percepiscono anche a concentrazioni molto basse.
Ecco perché, come raccontano i testimoni, “non si riesce a respirare nemmeno in casa”.

