00:00 31 Dicembre 2013

Quando i riscaldamenti stratosferici possono dare all’inverno quella marcia in più

Le ondate di gelo più severe che possono caratterizzare la stagione invernale spesso fanno capo a particolari manovra che avvengono ai piani più alti dell'atmosfera polare, allorquando improvvisi flussi di calore vanno a destabilizzare il lago gelido racchiuso entro la circolazione circumpolare, disperdendolo verso le medie latitudini. A che punto siamo quest'anno?

Quando i riscaldamenti stratosferici possono dare all’inverno quella marcia in più

 In attesa di un gelo ancora molto in forse, prendiamoci ancora una fase di relativa mitezza. L’inverno, sbarazzatosi da tempo dagli anticicloni, fatica però a trovare una sua identità, demandando all’Atlantico il compito di tener viva la dinamicità atmosferica.

Osservazione: già lo scorso dicembre su diverse regioni del nord l’inverno aveva fatto la sua comparsa in grande stile, in virtù di noti fenomeni che spesso avvengono nella stratosfera polare. Beh, fatto salvo il fatto che per essere inverno non è necessario che avvengano sconvolgimenti nella stratosfera polare, è anche vero che qualora prendano forma anomalie lassù sui cieli del Polo Nord, l’inverno può ingranare una marcia in più.

In particolare, quel periodo dell’anno compreso tra gennaio e febbraio è di solito particolarmente vulnerabile ai riscaldamenti stratosferici. Il fenomeno, noto come "stratwarming", è salito alla ribalta del grande pubblico in quel famoso inverno del 1985. Adesso, rispetto ad allora, con il sofisticato monitoraggio satellitare siamo riusciti a comprendere almeno in parte quel meccanismo che nel pieno dell’inverno, quando il vortice polare registra le temperature più basse dell’anno, può fare la differenza.

Il fenomeno è stato anche studiato nelle sue varie sfumature caratteristiche, quindi è stata proposta una classificazione tecnica tesa ad individuare le conseguenze d’impatto sul cuore delle vicende meteorologiche che pulsano nella sottostante troposfera. Questo preambolo per fare il punto sulla situazione attuale: senza entrare in complicati dettagli tecnici, notiamo in modo particolare che alla fine della prima decade di gennaio la dislocazione del  vortice polare tenderà a ruotare leggermente l’asse in senso orario.

Ciò vale a dire che aria molto fredda inizierà a interessare i settori russo-siberiani, finora interessati da pesanti anomalie positive di temperatura. Al momento non si intravvedono segnali importanti di scissione del vortice gelido che ruota sul Polo, ad eccezione dei piano più elevato della stratosfera dove, al livello isobarico di 1hPa (circa 45 km di quota) si notano due lobi freddi, uno dei quali disassato verso il comparto europeo (prognosi a 240h!).

Potrebbe e sottolineiamo "potrebbe", significando che si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente affinchè il gelo arrivi anche a casa nostra, essere l’inizio di una svolta, sempre che tale evenienza non rimanga isolata alle alte quote ma si trasmetta verso il basso (al momento probabilità medio-bassa).

Per il freddo ci siamo arrivati, e quella marcia in più? L’inverno è ancora lungo e tutto può succedere…

Autore : Luca Angelini