Ghiacci artici: dall’oro bianco all’oro nero
Per ora la banchisa tiene, ma tutt'attorno iniziano a ruotare gli interessi di chi là sotto ci vede un mare di petrolio.
Noi ci occupiamo della situazione relativa alla banchisa artica esclusivamente per scopi climatici. C’è chi invece punta gli occhi ben sotto la crosta sempre più sottile del ghiaccio, perchè nelle profondità dell’oceano giace una immensa riserva di idrocarburi e altre risorse minerali.
Pensate che qualcosa come 90 miliardi di barili di greggio giacciono da diverse ere geologiche in uno dei luoghi più inospitali del Pianeta, sotto il fondo dell’oceano Artico. Forse anche per questo è rimasta intatta, almeno finora. Il recente depauperamento della crosta glaciale e la sottile
conformazione del ghiaccio giovane ricostituito durante l’altalena continua delle vicende stagionali, sta fornendo una ghiotta possibilà di estrazione e sfruttamento da parte di diverse compagnie petrolifere.
Una spedizione simbolica da parte dell’organizzazione ecologista Greenpeace ha messo in risalto il rischio ecologico quale conseguenza ad eventuale posa in opera di impianti di trivellazione a scopo estrattivo nel bel mezzo dell’oceano Artico. Per questo gli attivisti del gruppo si sono recati in loco e hanno scavato simbolicamente un foro nel ghiaccio sulla verticale del Polo Nord non lontano dal punto in cui nel 2007 un minisottomarino russo aveva fatto altrettanto reclamando la sovranità su una parte del fondale a scopo estrattivo.
Vi è stata deposta una sfera vitrea e metallica contenente una bandiera e un documento con 2
milioni e 700 mila firme volte a proibire le speculazioni petrolifere nella regione.
Intanto continua la tenuta della banchisa glaciale che da ottobre, data del minimo assoluto, ha recuperato oltre 2 milioni e 750 mila chilometri quadrati di superficie. Il deficit rispetto alla media si è ridotto ora a 250 mila chilometri quadrati. Un ultimo appunto: il trend di crescita descritto vede analogia con quello avutosi tra novembre 2011 e aprile 2012; si spera che la stessa analogia non veda anche il successivo crollo estivo.
Autore : Luca Angelini