18:12 3 Novembre 2026

VORTICE POLARE: perché il crollo di novembre non significa subito gelo

Il vortice polare potrebbe crollare con un anticipo mai visto, mentre El Niño punta a diventare il più intenso dal 1950. Due segnali eccezionali insieme: ecco cosa dicono gli studi e cosa può significare per l’inverno italiano.

Crollo del vortice polare e el Nino record

Il vortice polare potrebbe crollare nei prossimi giorni, con un anticipo mai visto da quando esistono le misure. Nello stesso momento, nell’oceano Pacifico, El Niño potrebbe diventare il più intenso dal 1950.
Sono due segnali eccezionali che arrivano insieme all’inizio della stagione fredda, e molti si chiedono se annuncino un inverno di gelo o un inverno mite. La risposta, come vedremo, è più sfumata di quanto raccontino molti titoli.

Il vortice polare rallenta come non era mai successo a novembre

Il vortice polare è un anello di venti fortissimi che ogni autunno si forma a circa 30 chilometri di quota sopra l’Artico, tenendo l’aria gelida chiusa attorno al Polo. Di norma a inizio novembre questi venti si rafforzano, man mano che la notte polare si allunga.
Quest’anno sta succedendo il contrario: le ultime elaborazioni del modello ECMWF mostrano i venti in caduta libera, con una possibile inversione completa tra il 4 e il 10 novembre. In gergo si chiama riscaldamento stratosferico improvviso, perché la stratosfera polare si scalda di decine di gradi in pochi giorni.

A frenare il vortice sono grandi onde atmosferiche che salgono dalla bassa atmosfera fino alla stratosfera, trasportando calore e rallentando i venti come una spinta contraria. Questa volta le previsioni indicano anche una possibile divisione del vortice in due lobi, uno verso la Siberia e uno verso il Nord America.

Un primato che resiste dal 1968

Il record è il motivo per cui se ne parla in tutto il mondo: da quando esistono le misure, cioè dalla fine degli anni Cinquanta, nessun evento di questo tipo è mai avvenuto prima del 28 novembre, data raggiunta nel 1968.
Il climatologo Judah Cohen del MIT ha definito quella in arrivo la perturbazione del vortice più ampia e precoce mai registrata. Va detto però che, al 3 novembre, l’inversione dei venti è ancora una previsione e non un fatto osservato.

El Niño verso un evento storico

Dall’altra parte del pianeta, nel Pacifico equatoriale, le acque sono molto più calde del normale. Nell’aggiornamento del 2 novembre la NOAA, l’agenzia americana per gli oceani e l’atmosfera, conferma che El Niño è in corso e continua a rafforzarsi.
Al largo del Perù l’anomalia della temperatura del mare ha raggiunto +4,6 °C nella media delle ultime quattro settimane. Secondo la NOAA c’è una probabilità dell’83% che tra ottobre e dicembre l’evento superi tutti gli El Niño registrati dal 1950.

Un braccio di ferro? In America sì, in Europa meno

Molti articoli, anche italiani, descrivono i due fenomeni come forze opposte, ma è un racconto nato soprattutto negli Stati Uniti, dove El Niño tende a portare inverni miti al Nord. Per l’Europa la storia è diversa.
Una revisione scientifica pubblicata nel 2019 sulla rivista Reviews of Geophysics, firmata da Daniela Domeisen del Politecnico di Zurigo con Chaim Garfinkel e Amy Butler, conclude che El Niño tende a indebolire il vortice polare e rende più frequenti i suoi crolli. In altre parole, i due segnali di quest’anno potrebbero essere collegati tra loro, invece di combattersi.

Già nel 2009 uno studio di Sarah Ineson e Adam Scaife, del Met Office britannico, pubblicato su Nature Geoscience, aveva mostrato che negli inverni con El Niño e crollo del vortice il freddo tende a spostarsi sul Nord Europa nella seconda parte dell’inverno, mentre il Sud Europa resta più mite.
Non tutti gli studi però concordano su cosa accada con un El Niño molto forte come quello attuale, perché nella storia recente i casi simili sono stati pochissimi.

Cosa può significare per l’Italia

Il nostro Paese si trova proprio a metà strada, ed è per questo che il segnale è più incerto che altrove. Un vortice debole tende a spostare le perturbazioni più a sud, verso il Mediterraneo, con più occasioni di pioggia e neve sui nostri rilievi, ma il gelo vero arriva solo se le correnti fredde trovano la strada giusta.
Anzi, proprio El Niño potrebbe rendere l’inverno più piovoso del solito sul Mediterraneo e con nevicate abbondanti in montagna da quote medie o medio-alte, anche senza grandi ondate di gelo.

C’è poi una questione di tempi: quando la stratosfera riesce a influenzare il tempo vicino al suolo, lo fa di solito da una a sei settimane dopo, e secondo gli studi in circa un caso su tre l’effetto non arriva affatto. Gli eventuali effetti del crollo di questi giorni andrebbero quindi cercati tra la seconda metà di novembre e dicembre, non nel meteo dei prossimi giorni.
Va ricordato anche che la risposta al suolo è di solito più marcata nel cuore dell’inverno, mentre un evento a inizio novembre potrebbe avere effetti più deboli o ritardati.

Tendenza non vuol dire previsione

Il tempo che viviamo dipende soprattutto dalla circolazione vicino al suolo, che ha regole proprie: da settimane sull’Atlantico prevalgono correnti miti, e un vortice disturbato non è detto che le cambi in direzione del freddo. Alcune proiezioni indicano, dopo una fase anticiclonica, un possibile ritorno di correnti fredde da nord-est verso la fine del mese, ma a questa distanza resta un’ipotesi.
È la differenza tra tendenza climatica e previsione del tempo: la prima indica quali scenari diventano più probabili, la seconda cosa succederà davvero, e oltre una o due settimane nessuno può dirlo con precisione.
Le elaborazioni curate da Meteo Italia S.r.l., il centro meteorologico di MeteoLive.it attivo dal 1995, seguono l’evoluzione del vortice giorno per giorno. Intanto, per capire come un riscaldamento stratosferico possa tradursi o meno in gelo, vale la pena rileggere cosa abbiamo spiegato sullo stratwarming.

Cosa resta da capire nelle prossime settimane

Il primo verdetto arriverà già in questi giorni, quando si saprà se l’inversione dei venti si è davvero verificata e quanto durerà. Un crollo breve, seguito da una rapida ripresa del vortice, avrebbe effetti molto più limitati di un collasso prolungato.
Il secondo appuntamento è il 12 novembre, data del prossimo aggiornamento della NOAA su El Niño. Nel frattempo il meteo dei prossimi giorni seguirà le sue regole, con il ritorno delle piogge atlantiche annunciato per la metà del mese, come raccontiamo nell’analisi sull’autunno che entra nel vivo.