10:22 26 Ottobre 2026

Il Po respira, ma la siccità non è finita: servono altre perturbazioni

Po in ripresa grazie alle piogge, ma resta fino a 5 metri sotto lo zero idrometrico: la siccità non è ancora finita.

Il fiume Po

Le piogge degli ultimi giorni hanno restituito un po’ di ossigeno al fiume Po e a gran parte del suo bacino, ma sarebbe un grave errore considerare chiusa l’emergenza siccità. I livelli idrometrici del Grande Fiume hanno evidenziato un recupero grazie alle precipitazioni che hanno interessato il Nord Italia, mentre laghi e invasi hanno mostrato segnali di risalita. Tuttavia, il quadro generale resta fragile e ancora lontano da una piena normalizzazione. Secondo l’Autorità di Bacino Distrettuale del Po, la severità idrica permane su livelli di attenzione e le portate del fiume continuano a risultare nettamente inferiori alle medie stagionali in diversi tratti.

Le recenti perturbazioni hanno certamente interrotto una fase molto critica, ma non hanno cancellato mesi di deficit pluviometrico, temperature elevate e consumo delle riserve idriche superficiali e sotterranee. Proprio l’Autorità di Bacino ha sottolineato come le piogge cadute finora rischino di incidere solo parzialmente sul ripristino delle scorte d’acqua, mentre falde, corsi d’acqua minori e alcuni grandi laghi rimangono in condizioni delicate.

La preoccupazione maggiore riguarda soprattutto il futuro immediato. Ancora una volta, infatti, l’anticiclone sembra intenzionato a riprendersi la scena sul Mediterraneo, limitando l’arrivo di perturbazioni organizzate. È una configurazione che negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere bene: lunghi periodi stabili, temperature spesso superiori alla media e precipitazioni episodiche, troppo concentrate nello spazio e nel tempo per ricostituire davvero le risorse idriche.

Nel breve e medio termine qualche speranza di pioggia è affidata alle correnti orientali. Si tratta però di una soluzione che raramente riesce a incidere in modo significativo sui problemi della siccità italiana. Le infiltrazioni da est possono favorire qualche episodio d’instabilità sul medio-basso Adriatico e sulle regioni meridionali, ma difficilmente riescono a generare sistemi perturbati estesi e persistenti. Si tratta in genere di fenomeni discontinui, localizzati e incapaci di produrre quella ricarica diffusa di cui necessitano i grandi bacini idrografici del Paese.

Per archiviare davvero l’emergenza servirebbe ben altro. Occorrerebbe il ritorno dell’Atlantico, con una circolazione più dinamica caratterizzata dal passaggio regolare di depressioni e perturbazioni in grado di distribuire le precipitazioni su ampie aree e per più giorni consecutivi. Solo una sequenza di fronti atlantici potrebbe riportare i fiumi verso valori normali, ricostituire le falde e incrementare in modo significativo le riserve idriche.

Uno scenario del genere compare solo in parte nelle elaborazioni a lungo termine dei principali modelli meteorologici.
Le medie degli ensemble mostrano infatti la possibilità che l’attuale fase dominata dalle correnti orientali venga gradualmente sostituita da un flusso più nord occidentale dopo il 5 novembre, come vediamo in questa mappa tratta dalla media degli scenari del modello ECMWF riferita al 7 novembre, relativa all’anomalia pressoria prevista in quota a 5500m, su base grafica WX Charts.
Ebbene le correnti risulterebbero da nord-ovest e sottenderebbero il passaggio di qualche veloce perturbazione sul nord-est e sul centro-sud, ma senza fenomeni particolarmente rilevanti. Il nord-ovest ne risulterebbe saltato (rimarrebbe sottovento al flusso delle correnti).

È una tendenza ancora lontana nel tempo e dunque tutt’altro che certa, ma rappresenta comunque già un piccolo segnale di cambiamento. Per ora il Po può festeggiare una temporanea ripresa; per dichiarare vinta la battaglia contro la siccità serviranno invece passaggi perturbati più incisivi di quelli osservati finora.