10:52 6 Gennaio 2024

GROSSO: “vortice polare in subbuglio ma freddo e neve non saranno automatici per l’Italia”

Situazione a dir poco complessa ma si prospetta una soluzione più tardo autunnale che invernale per metà mese. Vediamo perché e di quale affidabilità previsionale parliamo.

Il grande freddo sull’Italia arriva solo da est. Per far si che si manifesti una situazione del genere occorre la presenza dell’anticiclone russo-scandinavo e lungo il suo bordo meridionale si deve inserire aria di estrazione artica continentale o anche polare continentale. Se questo quadro non si realizza il freddo può arrivare anche da nord ma non sarà mai la stessa cosa.

Da est un po’ di freddo arriverà tra lunedì e mercoledì ma sarà davvero un episodio modesto perché il quadro barico è destinato a cambiare rapidamente. Ecco la situazione prevista per mercoledì 10 gennaio:

In seguito infatti l’anticiclone guadagnerà spazio verso sud chiudendo la porta in faccia al freddo da est.
Il vortice polare disturbato tuttavia, prepara un’altra offensiva invernale, da nord, che si materializzerà intorno alla metà del mese, grazie ad un rallentamento dei venti zonali e allo spostamento dell’anticiclone verso la Groenlandia. La vediamo qui in questa mappa emisferica del modello cinese:


Si tratterà però di una massa d’aria meno fredda, che tenderà a scaldarsi transitando in parte sia sul mare che sul centro Europa, arrivando alle Alpi molto meno intensa, rispetto a quella che si presenta da est.

Oltretutto l’anticiclone groenlandese non avrà un raccordo con l’Atlantico: in altre parole non vi sarà alcun muro che impedisca all’aria mite da ovest da scorrere verso il nostro Paese alle basse latitudini.
Il muro invece avrebbe costretto la massa d’aria fredda a valicare le Alpi con maggiore facilità.

Dunque cosa accadrà?
Al momento (ma la situazione rimane complessa e suscettibile di variazione) l’ipotesi più probabile vede una parziale interazione della massa fredda con le depressioni in risalita dal basso Atlantico con occasione per nevicate a quote basse (ma difficilmente in pianura) solo al nord, mentre al centro e al sud dovrebbe prevalere la mitezza.
Questa la media degli scenari proposta dal modello americano per la metà del mese:

Se però questo aggancio non dovesse verificarsi allora, sottoforma di correnti da nord, il freddo potrebbe raggiungere il centro-sud e lì determinare la formazione di qualche depressione con neve a bassa quota in Appennino (ipotesi però al momento meno probabile).

RIASSUMENDO: un’altra fase instabile o a tratti perturbata potrebbe intervenire da metà mese sull’Italia e in genere nell’area mediterranea con risvolti piovosi in pianura e nevosi sulle Alpi, solo a quote elevate in Appennino, con il freddo, peraltro moderato, confinato alle sole regioni settentrionali. Seguite però tutti gli aggiornamenti, si tratta comunque di previsioni a lungo termine, suscettibili di grandi variazioni.