00:00 23 Ottobre 2008

I nubifragi di mercoledì in Sardegna, perchè tanta violenza?

A volte la natura stupisce per queste manifestazioni di estrema violenza apparentemente immotivate. Analizziamo per sommi capi cosa ha determinato la costruzione di quelle imponenti masse nuvolose che hanno scaricato quasi 400 millimetri di pioggia in poche ore.

I nubifragi di mercoledì in Sardegna, perchè tanta violenza?

Diciamolo subito: prevedere con esattezza fenomeni di tale portata non è cosa che la scienza, pur con i suoi potenti e moderni mezzi, sia in grado di fare. Prima dell’evento che ha scosso profondamente la vita tranquilla che solitamente si svolge nell’isola più bella del Mediterraneo, le nostre previsioni avevano comunque messo in allerta proprio quelle zone che sarebbero state poi investite dai nubifragi, riuscendo in un delicato risultato prognostico più che soddisfacente. Ma cosa ha causato tanta violenza?

In proporzione alle conseguenze, la natura ha messo in atto poche mosse ma ben assestate. Motore principale della circolazione l’inserimento di un minimo depressionario ad ovest della Sardegna, accompagnato da infiltrazioni di aria piuttosto fresca in quota. Sul bordo orientale del minimo veniva fisiologicamente richiamata aria calda proveniente dal nord Africa, la quale si è inserita nei bassi strati all’interno del piccolo vortice andando a confluire e a contrastare con l’afflusso più fresco presente in altitudine.

Durante il suo percorso sul Mediterraneo parte dell’aria, affluita sotto forma di Scirocco, ha attinto molta umidità e calore sensibile dalle calde acque del mare caricandosi di energia. Una volta giunto in prossimità del golfo di Cagliari questo flusso è stato ulteriormente modificato dalla conformazione costiera della zona ed è andato a sovrapporsi ad aria parimenti calda ma più secca che sfilava a quote leggermente superiori.

Ne è nato dunque anche un contrasto igrometrico, il quale ha fornito l’input alla convezione profonda, costituendo l’innesco per la costruzione dei cumulonembi lungo l’asse di convergenza delle masse d’aria. I sistemi convettivi hanno poi potuto rigenerarsi grazie alla costante alimentazione proveniente dal mare e all’azione di blocco operata sia dalla presenza di un campo di alta pressione ad est che di un altro in lento rafforzamento ad ovest. Questa azione a tenaglia ha imbrigliato su Sardegna, Corsica, golfo del Leone e mari circostanti la profonda linea di convergenza, favorendo lo sviluppo di fenomeni violenti e persisitenti pur mancando l’apporto di altri fattori dinamici importanti.

Tutti i sistemi temporaleschi hanno dunque vissuto di luce propria fino al momento in cui il lieve spostamento del minimo depressionario ha rotto gli equilibri disperdendo lentamente l’energia necessaria al loro mantenimento e segnando (fortunatamente) la fine dell’evento parossisitico che purtroppo ha lasciato sul terreno un conto pesantissimo e ben quattro vittime.

Autore : Luca Angelini