00:00 30 Marzo 2005

Temporali primaverili: perché prediligono Prealpi, colline e zone pedemontane?

La progressiva riduzione del manto nevoso in primavera gioca un ruolo fondamentale nella formazione dei primi temporali pomeridiani su Prealpi e colline in genere.

Temporali primaverili: perché prediligono Prealpi, colline e zone pedemontane?

In alcuni detti proverbiali si sottolinea come un colpo di tuono sulle regioni settentrionali annunci quasi inequivocabilmente l’arrivo della primavera. Questo naturalmente non è valido per il centro ed il sud dove invece i temporali in genere raggiungono la terraferma anche durante il semestre freddo e non si limitano al mare aperto o alle zone costiere.

Dopo la stasi dovuta al freddo invernale che riduce i contrasti termici nella colonna d’aria sopra il suolo, la maggior insolazione primaverile e il ritrovato tepore riaccendono la scintilla dell’instabilità riproponendo con maggior frequenza, rovesci e acquazzoni, sovente accompagnati da fulminazioni.

All’osservatore più attento e all’appassionato non sarà però sfuggito un curioso particolare: se è vero che i temporali tendono a ricomparire con più continuità in primavera, è anche vero che tendono a prediligere i rilievi, in primo luogo Prealpi e colline appenniniche, e le zone pedemontane e pianeggianti, mentre scarseggiano sulle Alpi e sulle montagne più alte dell’Appennino.

Per quale motivo?
Per rispondere a questa domanda basta fare un attimo mente locale sul principale meccanismo di formazione del temporale di calore o da instabilità pomeridiana: il netto contrasto tra un suolo riscaldato dal sole e uno strato d’aria sufficientemente freddo, generalmente unito ad un contesto di pressione atmosferica non troppo elevata.

Ebbene, sulle Alpi e sulle vette appenniniche l’innevazione invernale è ancora spessa e piuttosto compatta, dunque le temperature dei rispettivi suoli si mantengono relativamente basse, visto che la coltre bianca riflette gran parte dell’insolazione in arrivo.

Diversa è invece la situazione su colline e settori prealpini, dove man mano che si sciolgono le nevi, viene esposta al sole una percentuale di superficie crescente di giorno in giorno. Questo aumenta le possibilità che da questi pendii si liberino delle termiche, ossia quelle “bolle” d’aria calda e umida che tendono a salire condensandosi in nubi torreggianti che finiscono poi col dare origine al temporale.

Il fenomeno temporalesco, partendo dunque da queste posizioni, trova poi minor difficoltà a raggiungere le zone pedemontane e pianeggianti dove riceve nuovi contributi dall’evaporazione che avviene su terreni ancora abbastanza umidi.

Naturalmente, in caso dei temporali innescati dall’arrivo di una perturbazione e spinti da un ramo della corrente a getto, la distribuzione tende ad essere più uniforme dalla costa alla montagna.
Autore : Simone Maio