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La grossa BUFALA del buco dell'ozono (da non perdere)

Un esempio di come i media possano offuscare la realtà delle cose, gettando ombre oscure sulla corretta diffusione della cultura scientifica.

Editoriali - 13 Settembre 2018, ore 10.45

Da tempo non si parla più diffusamente di “buco dell’ozono”.

Sin dagli anni 80 del secolo scorso si imputò ai clorofluorocarburi contenuti nelle bombolette spray e nei liquidi refrigeranti la causa principale di tale anomalia e, allo stesso modo, negli anni successivi, si attribuì la benefica ricostituzione dello strappo atmosferico alla messa al bando di quelle famigerate bombolette, sulle quali, dal 1987 in poi, iniziò a comparire la nota scritta “Non contiene propellenti ritenuti dannosi per l’ozono”.

Tutti ritengono che la messa al bando di queste sostanze decisa con il Protocollo di Montreal del 1987, il buco nel corso degli anni si sia andato gradualmente riducendo.

Invece chi possiede almeno qualche nozione di base di Fisica dell’atmosfera sa che la radiazione solare è responsabile unico della presenza di ozono in atmosfera.

Senza entrare troppo nel dettaglio delle reazioni chimiche implicate nella formazione e nella distruzione dello strato di ozono, è noto che la radiazione solare, interagendo con le molecole di ossigeno atmosferico, produce la sua dissociazione in atomi di ossigeno i quali, ricombinandosi con l’ossigeno atomico producono l’ozono che assorbe i raggi UV: in altre parole, il Sole invia raggi potenzialmente nocivi in direzione della superficie terrestre e gli stessi fabbricano il loro antidoto prima che essi raggiungano il suolo.

Chiaramente, quanto più intensa è la radiazione solare, tanto maggiore sarà la produzione di ozono e... viceversa! In altri termini, quando la radiazione solare in arrivo è minore, più piccola risulterà la quantità di ozono prodotta, la quale risulta minima proprio in prossimità delle calotte polari durante i relativi inverni.

C’è dell’altro: la radiazione emessa dal Sole non è costante, essa presenta massimi e minimi legati principalmente (e non solo) al ciclo undecennale delle macchie solari, il cui numero è proporzionale alla quantità di radiazione emessa. Si da’ il caso che, dopo la forte attività solare registrata negli anni passati, da alcuni anni stiamo assistendo ad una scarsa attività della nostra stella, come è testimoniato anche dalla scarsa presenza di macchie sulla sua superficie.

E’ appena il caso di aggiungere che un minimo registrato nello strato di ozono nel 1997, corrispose esattamente al precedente minimo registrato nell’attività solare.

Alla luce di ciò, è possibile che non si pensi minimamente di legare le oscillazioni dello strato di ozono alle variazioni dell’attività solare e, quindi, l’attuale assottigliamento alla notevole e prolungata fase di minimo solare a cui stiamo assistendo da alcuni anni?

Perché, allora, imputare ancora una volta all’uomo la causa unica di questa anomalia e non legarla in alcuna misura al Sole che da sempre è la fabbrica dell’ozono?
Qui non stiamo certamente negando l’effetto di certi composti chimici, anche di origine antropica, che in qualche misura possono accelerare il processo di distruzione dell’ozono! Tuttavia, il fatto che due agenzie scientifiche di livello mondiale non facciano notare che i due più importanti minimi dell’ozono registrati negli ultimi anni, guarda caso, coincidano proprio con gli ultimi due minimi nell’attività solare desta un certo sospetto!

Il sospetto di chi, libero da condizionamenti di massa, pensa che una parte del mondo chiamato scientifico ha la presunzione di far credere all’opinione pubblica che l’uomo è giunto a decifrare tutti i segreti del clima e di dare una risposta a tutti i fenomeni atmosferici, ancor prima di essere capace di riprodurli sperimentalmente, come insegna invece, da oltre 400 anni il metodo galileiano! Il sospetto di chi vede che, spesso, la mania di onnipotenza dell’uomo è tale da porlo sempre più quale regista delle sorti del pianeta Terra, come del clima!

Ma soprattutto, la tristezza di chi, ancora una volta, riscontra un esempio di come un mezzo di informazione di massa possa offuscare la realtà delle cose, gettando ombre oscure sulla diffusione della vera e corretta cultura scientifica.

 

   


Autore : Prof. Pier Paolo Talamo

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