10:31 6 Novembre 2026

Non solo clima: la crescita della popolazione amplifica i danni degli eventi estremi

Siamo troppi

L’osservazione merita una riflessione che spesso resta ai margini del dibattito climatico. Oggi la popolazione mondiale supera gli 8 miliardi di abitanti, contro i circa 2,5 miliardi della metà del Novecento. Nel frattempo città, infrastrutture, industrie e reti di trasporto hanno occupato aree costiere, pianure alluvionali e territori un tempo quasi privi di presenza umana. È quindi inevitabile che un evento meteorologico colpisca molte più persone e molti più beni rispetto al passato.

Questo non significa negare il cambiamento climatico, ma distinguere tra intensità del fenomeno e impatto del fenomeno. Un uragano di categoria 4 che attraversava una zona disabitata produceva conseguenze limitate per la società. Oggi persino un uragano di categoria 1 può provocare danni economici enormi se investe un’area densamente urbanizzata. Lo stesso vale per alluvioni, mareggiate e ondate di calore.

La crescita dell’esposizione umana è dunque un fattore fondamentale nell’aumento dei danni osservati negli ultimi decenni. Per comprendere il rischio occorre considerare tre elementi: pericolosità dell’evento, vulnerabilità del territorio ed esposizione della popolazione. Concentrarsi esclusivamente sul primo fattore rischia di fornire una lettura parziale di una realtà molto più complessa.