00:00 8 Gennaio 2013

NEBBIA in pianura, una previsione quasi mai scontata

Il fenomeno può comparire all'improvviso, magari dopo una giornata spazzata dal Favonio, portato da zone lontane e altrettanto improvvisamente sparire per restituirci cieli azzurri quando meno ce lo si aspetta. Come regolarsi e come interpretare il bollettino meteo.

NEBBIA in pianura, una previsione quasi mai scontata

Quante volte abbiamo sentito formulare frasi del tipo: "Foschie dense nelle valli e lungo i litorali", oppure: " Banchi di nebbia in val Padana". Ebbene, assodato che la prima locuzione denota una di quelle situazioni incerte che mette l’utente nelle condizioni di non sapere che pesci pigliare, la seconda pone un problema già più serio per chi affronta spostamenti lungo strade e autostrade.

La previsione della nebbia propriamente detta, ossia quella da irraggiamento causata dal raffreddamento notturno degli strati d’aria prossimi al suolo, è rimasta un po’ indietro rispetto agli attuali metodi di prognosi sfornati dagli elaboratori, cosi le simulazioni sovente non ci offrono un responso totalmente affidabile. Scatta a questo punto l’abilità del singolo meteorologo il quale, oltre all’esperienza personale, deve applicare gli stessi metodi empirici utilizzati 30 anni fa

Quando un anticiclone invernale insiste per alcuni giorni su una data area impone tutti i presupposti per la formazione della nebbia nei bassi strati (aria molto umida in prossimità del suolo o della superficie fredda del mare, cielo sereno che causa forte raffreddamento, inversione termica, venti deboli, aria molto secca in quota). Una volta constatati questi elementi basilari che parrebbero dare una previsione inequivocabile, iniziano invece i grattacapi.

Nel caso della val Padana citiamo il problema che può nascere ad esempio quando le correnti portanti alle quote immediatamente superiori lo strato nebbioso provengono da nord, ovvero si trovano a scavalcare l’arco alpino. La massa d’aria, soprattutto se fredda, trabocca dai passi e attraverso le vallate più ampie, mentre può venire bloccata dalle creste e dai tratti più elevati della catena.

Ne risulta un irregolare stramazzo del vento al suolo (gap wind), che pùò dissolvere la nebbia per effetto favonico solo su determinate e ristrette fasce di territorio, risultando inefficace su altri settori, dove la nebbia continua a gravare. Quando il peso dell’aria fredda da nord tende a spostare il suo centro di massa verso est, attiva venti da est attraverso la val Padana in modo così improvviso, che da condizioni di ottima visibilità dovute ad eventuali situazioni favoniche, si può passare a pericolosi nebbioni con visibilità a 50 metri.

Quanto descritto viene difficilmente descritto dalle simulazioni modellistiche e sta all’occhio del previsore tentare l’approccio e, a suo rischio e pericolo, diramare un’eventuale allerta viabilistica. Insomma la nebbia è un fenomeno alquanto insidioso anche per i meteorologi. Sicuramente però, al di la di ogni previsione, la dama invisibile rimane sempre un serio problema per gli automobilisti. Quando la incontriamo, non facciamoci sorprendere dal suo fascino fumoso ma prestiamo sempre la massima attenzione e la dovuta prudenza.

 

Autore : Luca Angelini