Clima: a Durban si raccolgono i pezzi di Kyoto
Prende al via in sud Africa l'ennesimo meeting sul clima. I lavori partono già in salita tra dubbi e scetticismo.
Stati Uniti, Giappone e Russia si portano avanti subito e propongono un ridimensionamento del famoso Protocollo di Kyoto. Questo dopo aver preso atto dell’ormai lampante fallimento degli accordi presi per modificare il clima terrestre, troppo costoso a fronte dei remoti benefici che porterebbe. Così ragionano in politica, dove ci si muove solo e soltanto per fare cassa.
E allora come fare cassa facendo credere alla gente che lo si faccia per il clima? Ma naturalmente costituendo e appoggiando enti para-scientifici che con finanziamenti pubblici conducono ricerche a senso unico per millantare un Pianeta sull’orlo di una crisi di nervi, oppure introducendo tasse e balzelli in nome del clima. Si, perchè secondo alcune correnti di pensiero scientifiche per mano dell’uomo il Pianeta si è riscaldato e per mano dell’uomo si dovrà anche raffreddare. Come se lo si potesse fare comodamente dalla stanza dei bottoni.
Da quel 1997 (si avete letto bene 1997, ben 14 anni fa!) cosa è stato fatto concretamente per svincolarci dai combustibili fossili, per dare fiato alle energie alternative, per vivere in un mondo più pulito con provvedimenti che non siano solo specchietti per le allodole? Ve lo diciamo noi: nulla! Eppure il trattato internazionale di Kyoto aveva visto aderire ben 160 Paesi.
Tra una proroga e l’altra inoltre pensate che la messa a punto di questo trattato finì poi per slittare al 2005: ma non era una faccenda urgente quella di risolvere il problema clima? Intanto il Pianeta si era già riscaldato ma ormai il picco del riscaldamento andava smorzandosi a partire dal 2008, mentre la causa primaria dello stesso, la CO2, continuava a salire vertiginosamente per raggiungere l’apice massimo nel 2010, dimostrando il fallimento di tale protocollo.
Va da sè che il disallineamento delle due curve era prova che qualcosa non andava in quegli studi, che probabilmente ci si è infilati in un vicolo cieco dove alzare la voce (leggi catastrofismo) era l’unico metodo per fare retromarica illudendoci di procedere. Forse allora c’era dell’altro nella miscela che ha portato alla nascita del global warming. Oppure il clima si è riscaldato semplicemente perchè a fine ‘800 era troppo freddo (Piccola Età Glaciale).
Dopo Kyoto sono seguiti annualmente altri meeting ma da un capo all’altro della Terra i risultati sono stati sempre gli stessi: deludenti. Ora arriva Durban, giusto in tempo: secondo il dipartimento dell’energia di Washington, le emissioni di gas climalteranti nel mondo hanno raggiunto come detto nel 2010 un picco pauroso, un aumento del 6%. E gli impegni presi? E la crisi economica?
Probabilmente non hanno avuto impatto, a conferma di un’ennesimo disallineamento tra attività umane e oscillazioni atmosferiche. A nostro parere, studiati, ripuliti e standardizzati i dati a nostra disposizione, l’aumento della CO2 in atmosfera deriva dal diminuito assorbimento di questo gas da parte degli oceani, la cui capacità di assorbimento appunto cala con l’aumento delle temperature. E questo è un dato scientificamente provato.
L’aumento della CO2 sarebbe dunque una conseguenza del riscaldamento e non la causa. Ecco il perchè del fallimento di Kyoto e dintorni. Vedremo ora da Durban cosa ci risponderanno. Noi lo sappiamo già…
Autore : Luca Angelini