Il COLPO di CODA dell’INVERNO nasconderà (solo per poco) una situazione ormai INQUIETANTE
Le precipitazioni in arrivo, peraltro ancora con i modelli in parziale disaccordo, non risolveranno il problema della siccità.
Più vento che fenomeni, ma non fa coppia con tanto rumore per nulla, perchè comunque da una situazione primaverile almeno il nord e parte del centro per 48 ore torneranno in pieno inverno e qualcuno la neve la vedrà pure.
Fra l’altro c’è una divergenza abbastanza grave e curiosa (non così rara) tra i due modelli di maggior blasone sulla configurazione barica prevista soprattutto per domenica 26 nelle ore centrali del giorno, guardatela voi stessi (tranquilli non è la rubrica "aguzzate la vista" della settimana enigmistica):
Modello americano:

Modello europeo:

Nel modello americano il minimo pressorio al suolo (leggermente più a nord) abbraccia il settentrione con una curvatura delle correnti maggiormente favorevole alle precipitazioni, mentre quello europeo, fa correre le isobare parallelamente alla Valpadana e questo determina la concentrazione dei fenomeni a ridosso dei rilievi occidentali per effetto stau e poco altro, perchè altrove ci sarebbe troppo vento e aria troppo secca.
Oltretutto entrambi hanno ridotto leggermente la portata dell’irruzione, dunque la presenza di neve in pianura sarà limitata tendenzialmente al Piemonte, all’Emilia, alla fascia pedemontana lombarda e al Pavese, e solo dal pomeriggio-sera.
Da considerare anche il coinvolgimento della Liguria, dove proprio le correnti da nord-est potrebbero trascinare verso la costa precipitazioni nevose sia a Levante che a Ponente senza troppa differenza. (Una spolverata eh, ben più consistente comunque in Appennino).
L’area che comunque dovrebbe assistere ai fenomeni nevosi più copiosi e persistenti ad intermittenza anche per lunedì, dovrebbe essere il Cuneese, Cuneo compresa.
Ecco la mappa più ottimista che fotografa la distribuzione dei fenomeni alle 19 di domenica 26 febbraio, riferita al modello americano:

Ed eccone una invece molto meno ottimista riferita al modello tedesco ma assimilabile a quello europeo, sempre allo stesso orario, cioè le 18 di domenica 26 febbraio:
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Chi avrà ragione? Quasi tutti gli altri modelli, cosiddetti "minori", sposano l’idea del modello europeo, dunque è facile che la distribuzione dei fenomeni sia quella appena sopra rappresentata con la neve presente soprattutto laddove l’orografia lo consentirà cioè su basso Piemonte occidentale, Appennino tosco emiliano e parte di quello marchigiano oltre i 500m.
Vediamo una mappa riassuntiva degli accumuli precipitativi previsti sino a martedì 28 febbraio, spiccano gli accumuli notevoli sull’Appennino tosco emiliano e quelli non trascurabili tra bassa Toscana, Umbria e Lazio interno:

E quelli specificamente nevosi? Eccoli!

Aldilà delle zone già citate, guardate gli accumuli nevosi sull’area balcanica, con quelli SI che potevamo cominciare a respirare e invece…la situazione sul fronte della SICCITA’ resterà grave.
RIFLESSIONI
E’ vero, l’instabilità persisterà ancora per qualche giorno della prossima settimana, qualche pioggia o rovescio anche generoso interesserà le regioni centro meridionali, al nord quasi nulla e le prospettive successive non sono più ammantate da quell’ottimismo che le carte lasciavano trasparire nei giorni scorsi.
Avremo certamente il tempo per riparlarne, per approfondire, per capire se le mappe proposte (che stasera preferiamo non mostrare) vanno ancora nella direzione di un parziale ritorno dell’anticiclone o se finalmente lo sfondamento verso sud di un ramo del vortice polare o il rientro dell’Atlantico da ovest riusciranno a modificare una volta per tutte un assetto barico che ci sta portando dritto dritto verso un aggravamento della situazione idrica.
Cominciamo a sperimentare queste 48 ore di inverno e di tempo decisamente dinamico, attenzione al vento molto teso dai quadranti orientali e alle mareggiate molto forti che colpiranno sia il versante dell’alto e medio Adriatico che il Mar di Sardegna, attenzione anche allo sbalzo termico importante che si vivrà al nord, dove dalla primavera di queste ore si sperimenteranno valori massimi inferiori ai 10°C pressochè ovunque.
Autore : Alessio Grosso