I sempreverdi e le piante a foglie caduche
Perché alcune piante perdono le foglie ed altre no?
Oramai l’autunno avanza e le foglie dei nostri boschi cominciano ad ingiallire. In quota, addirittura, i faggi le hanno già quasi completamente perse, sotto le sferzanti raffiche dei venti autunnali.
Le piante a foglie caduche appartengono quasi tutte alla categoria delle angiosperme, più evolute delle gimnosperme che rappresentano le varie categorie di sempreverdi.
L’evoluzione di una pianta riguarda principalmente la capacità di captare la luce, per poter compiere il processo della fotosintesi clorofilliana, importantissimo per qualsiasi vegetale.
Una pianta che si deve allungare verso l’alto per poter captare meglio la luce risulta meno evoluta di un’altra, che può captarla benissimo stando rasente al terreno. In definitiva le piante ad alto fusto sono più primitive di quelle più basse ed arbustive.
I sempreverdi sono quasi tutte piante ad alto fusto, che possiedono delle foglie modificate e in grado di resistere anche ai rigori dell’inverno. Gli aghi di pino non sono altro che tipi particolari di foglie rivestiti da una sostanza coriacea che consentono alla pianta di compiere il processo fotosintetico.
Nelle piante a foglie caduche, quando le condizioni di luminosità e di temperatura raggiungono determinati livelli, si forma tra la foglia e il picciolo ( parte dove la foglia risulta attaccata al ramo) uno strato di sughero, chiamato “strato di abscissione” che determina il mancato nutrimento della foglia stessa e la sua caduta. Nei sempreverdi questo non avviene e la “foglia” di conseguenza non cade.
Vi sono delle eccezioni: il leccio, per esempio. Questo albero, che vive soprattutto in ambiente mediterraneo, fa parte delle angiosperme, eppure non perde le foglie. Il loro rivestimento fortemente coriaceo consente alla foglia di sopravvivere anche nella stagione fredda. Il larice, invece, fa parte delle gimnosperme, ma perde gli aghi; la loro struttura meno coriacea rispetto agli aghi del pino non le consente di sopportare i periodi freddi e di conseguenza il loro comportamento è simile alle foglie delle angiosperme. E’ una pianta tipicamente alpina e può spingersi fino a circa 2000 metri di quota.
Autore : Paolo Bonino