Gli altocumuli, indice di instabilità
Come si distinguono dalle altre formazioni nuvolose? Cosa ci portano a concludere sul tempo delle ore successive?
Il cielo si presenta offuscato da qualche velatura, dovuta a cirri sfilacciati e poco compatti; non a caso il sole riesce a filtrare portando il suo tepore fino al suolo.
Ogni tanto però si formano anche dei “batuffoli” più densi, che nascono organizzandosi in file ben ordinate, per poi scomparire entro pochi minuti, magari sostituiti da altri ammassi simili; queste piccole nubi poi magari presentano una specie di “coda” che va gradualmente dissolvendosi e sfumando.
Stiamo parlando degli altocumuli, le nubi che indicano meglio di altre la presenza di aria instabile dovuta ad aria più fredda in arrivo alle alte quote; infatti se osservassimo attentamente e con pazienza ogni singola nube, noteremmo che essa tende in parte a svilupparsi anche verso l’alto, un po’ come fanno i suoi “fratelli maggiori”, i cumuli ed i cumulonembi.
Ciò indica correnti verticali significative, e quindi (appunto) la presenza di masse d’aria a differente temperatura sovrapposte ed a stretto contatto; ma come si fa a vedere se tale instabilità è in aumento o siamo in presenza di un fenomeno passeggero e poco significativo?
Occorre volgere lo sguardo al cielo con frequenza, magari ogni mezz’ora, per individuare gli altocumuli più corposi; se questi con il passare delle ore tendono a svilupparsi notevolmente verso l’alto, prendendo una forma simile a quella di un piccolo cumulo (allora si parla di “altocumulo castellano”) possiamo concludere che in quota sta arrivando aria sempre più fredda e quindi che entro poche ore potrebbe scoppiare un temporale (sempre che l’aria in prossimità del suolo sia ancora umida); al contrario se vediamo che le nubi si alternano ad ampi tratti soleggiati, allora probabilmente non andrà a piovere, perlomeno nelle successive 24 ore.
Autore : Lorenzo Catania