00:00 2 Agosto 2005

Come si riconoscono i cumuli innocui dalle nubi a “rischio temporale”?

Basta osservare qualche dettaglio riguardante la visibilità e la forma della nube.

Come si riconoscono i cumuli innocui dalle nubi a “rischio temporale”?

I cumuli ed i cumulonembi sono le cosiddette nubi a sviluppo verticale, definite così perché si formano a causa del movimento verticale (verso l’alto o il basso) di grandi masse d’aria, al contrario delle altre nubi, la cui formazione è dovuta fra le altre cose al movimento prevalentemente orizzontale dell’aria.

Tuttavia i cumuli non sono tutti uguali; a prima vista alcuni possono sembrare piccoli “batuffoli di lana”, che magari dopo pochi minuti gonfiano improvvisamente diventando cumulonembi e scatenando un temporale, mentre altri più minacciosi alla fine possono rivelarsi del tutto innocui.

Allora come si può fare per riconoscere la pericolosità di una nube cumuliforme? Innanzitutto occorre valutare il tipo di giornata che si presenta ai nostri occhi: se la foschia è densa, o il cielo è bianchiccio, significa che l’umidità dell’aria è molto elevata, pertanto se osservate un cumulo di piccole dimensioni, che cresce rapidamente verso l’alto senza “sfilacciarsi” durante il viaggio verso le alte quote, allora il rischio di temporale entro i successivi 20-30 minuti sarà concreto; al contrario se la nube si sfilaccia, o la parte più alta si stacca dalla base per poi dissolversi, significa che l’aria è fortemente instabile, ma che perlomeno quella nube non riuscirà a produrre pioggia.

Se la visibilità è invece elevata significa che l’aria è molto secca; a quel punto gli eventuali grossi cumuli potranno essere osservati anche a molti chilometri di distanza, e quindi il loro processo di sviluppo sarà molto più chiaro.

In generale comunque in condizioni di aria secca le nubi cumuliformi si organizzano in due modi distinti: o in numerose piccole nubi sparpagliate qua e là (allora in quel caso il rischio di pioggia è praticamente nullo), o in isolati grossi cumuli “congestus”, dalla forma di cavolfiore, e di un colore bianco candido.

E’ proprio il colore che non deve ingannare: il bianco di cui risplende la nube non è altro che la luce che viene riflessa dalle miriadi di gocce d’acqua e cristalli di ghiaccio di cui è formato l’ammasso, e quindi non può dare una indicazione precisa sulla sua pericolosità; invece bisogna puntare l’occhio sulla forma, sui dettagli.

Se infatti la nube presenta protuberanze piccole ma molto ben definite, allora significa che i moti verticali al suo interno sono molto intensi ed irregolari, quindi il rischio di improvvisi acquazzoni è concreto; se invece si presentano sfilacciature ad una certa quota (NON sulla cima della nube, perché in tal caso potremmo essere in presenza dell’incudine del cumulonembo), o pezzi di nube che si staccano dal resto dell’ammasso, probabilmente la pioggia non cadrà.
Autore : Lorenzo Catania