Anticiclone sempre tra i piedi? Ecco perchè
Il comparto europeo occidentale e il Pacifico centrale sono statisticamente i settori planetari dove con maggior frequenza si pongono in essere i blocchi anticiclonici anomali.
Spesso ci si chiede: alta pressione delle Azzorre, alta pressione nord-africana, alta pressione della Mitteleuropa e via dicendo, sempre e solo alte pressioni proiettate verso l’Europa e il Mediterraneo. E’ solo un’impressione, una fissazione mentale o un dato di fatto? E se è un fatto reale perchè mai accade così?
Uno studio condotto da Molteni e Tibaldi, che hanno forgiato l’omonimo blocking index, ci fornisce le risposte cercate: per motivi legati alla circolazione generale dell’atmosfera le longitudini di 0° quella di 180° sono quelle dove con maggior frequenza si verificano situazioni di blocco anticiclonico. Il fenomeno è più frequente nella stagione invernale, quando diventa una vera e propria anomalia climatica. Attenzione quindi a non confondere le consuete circolazioni anticicloniche o cicloniche semi-permanenti (vedi ad esempio alta delle Azzorre o ciclone d’Islanda) con i settori dove si verificano con maggior frequenza i blocchi, che invece sono considerate anomalie.
Guarda caso la longitudine di 0° è quella di Greenwich, con l’Italia subito vicino, leggermente spostata verso est, sono proprio le fette di globo interessate con maggior frequenza da situazioni bloccanti. Come vedete dal grafico in figura, la longitudine del Mediterraneo occidentale alle porte dell’Italia è addirittura una di quelle maggiormente interessate da situazioni di blocco dell’intero Pianeta. L’altra longitudine, quella di 180°, si perde sul bel mezzo del Pacifico, esattamente sulla linea del cambio di data, dove non esistono terre emerse se non atolli sperduti.
Per conoscere se ci si trova in situazioni di blocco si valutano indici dal nome impossibile come GNGH (Gradiente dell’Altezza Geopotenziale nel Nord Emisfero) riferiti al differenziale di pressione lungo il meridiano alla quota di 500hPa, ovvero 5500 metri di altezza. Quando tale indice è inferiore al valore di -10 unità ci si trova in situazioni di blocco: scatta l’anomalia. Tali anomalie possono durare in media 2-3 settimane, ma dobbiamo considerare che ci sono stati casi di blocco prossimi ai 3 mesi filati.
E’ stato rilevato inoltre che la frequenza e l’intensità dei blocchi atmosferici subisce alcune modifiche in relazione al ciclo dell’ENSO e risulta più tenace in caso di Nino, meno nei casi di Nina. Questo perchè tale ciclo modifica la distribuzione della pressione sul comparto pacifico e indiano portando allo sviluppo di onde atmosferiche (alte e basse pressioni) di lunghezza e parametri appropriati al rallentamento e al blocco. La figura allegata (cluster azzurro) mostra l’andamento statistico dei blocchi in caso di Nina.
Autore : Luca Angelini