Trekking e passeggiate in montagna? Ecco 8 REGOLE da seguire per evitare maltempo e disavventure!
Un temporale può fare la differenza tra una spensierata giornata all'aria aperta ed un'avventura col finale da brivido... Tutto sta a tenere nella giusta considerazione la previsione meteorologica.
Con maggio parte ufficialmente la stagione del trekking. Il verde guadagna spazio sul bianco che si ritira, e così la montagna, a quote via via più elevate, diventa territorio sconfinato in cui cimentarsi per esprimere la propria voglia di libertà.
Chi pratica il trekking sa che la montagna è per tutti: esistono percorsi pedestri delle più svariate difficoltà. C’è il sentiero turistico, facile, alla portata di chiunque, così come pure c’è l’itinerario impegnativo, lungo, duro, faticoso, adatto solo a chi ha buon allenamento o a chi ha 8 ore di marcia nelle gambe. Per non parlare poi di quelle escursioni che richiedono particolari attrezzature alpinistiche, o una doverosa esperienza su terreni ghiaiosi, rocciosi o innevati: stiamo ovviamente parlando di un escursionismo molto vicino all’alpinismo, quello dei più esigenti. E che dire poi dei trekking di più giorni, delle traversate o dei grandi anelli montani?
Ad ogni modo, turistico o per esperti che esso sia, un itinerario pedestre necessita di un elemento inscindibile per il buon esito dello stesso, vale a dire la previsione meteorologica. Anche il più facile dei percorsi può risolversi in una terribile trappola per l’escursionista in caso si venga colti da un improvviso e marcato episodio di maltempo.
Qualsiasi trekker deve innanzitutto essere un ottimo previsore del tempo sul campo, prescindendo da carte, mappe, strumentazioni tecnologiche e corrente elettrica che sia. In montagna, si sa, il tempo muta con estrema rapidità e agevolezza. Si passa facilmente da una mattinata calda e soleggiata ad un pomeriggio ventoso, cupo e temporalesco, magari condito anche da qualche grandinata, tanto per non scomodare la neve, che pure in quota potrebbe giocare brutti scherzi. Vento e fulmini costituiscono poi un pericolo ulteriore, per chi si attarda su percorsi rocciosi e accidentati, magari esposti.
Basta poco per trasformare quella che alla vigilia si presentava come un’esperienza soleggiata e tranquilla, in un’autentica avventura col finale da brivido. E allora, come prevenire simili rischi? Semplice:
1) Aggiornarsi costantemente, prima di partire, sulla situazione barica e sulla previsione meteorologica per la zona in questione.
2) Partire solo nel caso in cui vengano confermate condizioni di tempo stabile; in caso contrario, guadagnare tempo ed attendere confeme o smentite circa le previsioni del tempo; decidere la partenza anche all’ultimo momento, se necessario; nel caso di escursione imminente e di tempo comunque incerto, rinviare l’esperienza a miglior data.
3) Prima di partire, assicurarsi un’attrezzatura di emergenza contro freddo, vento e temporali (k-way, guanti, giacca a vento, pail, passamontagna, creme per protezioni cutanee).
4) Lasciar detto in casa o ad amici e parenti l’itinerario che si intende percorrere e lasciar loro i recapiti telefonici di eventuali rifugi toccati dal trekking, e comunque i recapiti di telefono cellulare di tutti i partecipanti all’escursione.
5) Una volta giunti alla base di partenza dell’escursione, in caso di condizioni meteorologiche non rispondenti alla previsione, o comunque ancora incerte, utilizzare lo strumento telefonico per aggiornare la previsione e, se necessario, sospendere l’escursione.
6) Lasciare sempre i propri nominativi e i propri recapiti di telefono cellulare nei rifugi toccati dal trekking, ed aggiornare la previsione meteo con i gestori dei rifugi stessi.
7) Nel caso in cui il peggioramento del tempo arrivasse durante lo svolgersi del trekking, procedere nei seguenti modi:
– in caso di anello, percorrere il tratto di cammino più breve per rientrare alla base o al rifugio più vicino;
– in caso di traversata, scegliere di proseguire verso la meta o di rientrare alla base scegliendo il percorso più breve (in termini di tempo impiegato) o la via meno battuta dal maltempo; in alternativa appoggiarsi al rifugio più vicino;
– in caso di andata/ritorno, tornare subito indietro o appoggiarsi al rifugio più vicino.
8) Nel caso in cui le soluzioni di cui sopra non fossero sufficienti a evitare l’episodio di maltempo, scegliere di appoggiarsi provvisoriamente nel ricovero più vicino, sia esso in muratura (bivacco) o naturale, in attesa di un miglioramento delle condizioni atmosferiche; se la fase di maltempo non dovesse invece accennare all’esaurimento, provvedere a lanciare l’allarme via telefono (se possibile) e comunque aspettare i soccorsi; sarà fondamentale non avventurarsi in tentativi di fuga fuori sentiero.
Autore : Emanuele Latini