Primavera di maltempo alle spalle: ecco cosa abbiamo imparato
Parte l'estate ma nella mente e negli occhi girano ancora le immagini e i ricordi di nubi, rovesci, temporali, addirittura grandinate e neve in montagna, senz'altro un bagaglio di conoscenze... senza precedenti.

Per descrivere nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere sui temporali occorrerebbe una enciclopedia meteo. Oppure basterebbe guardare il cielo senza stancarsi mai. Guardiamo allora insieme la prima immagine qui a fianco: all’orizzonte si staglia imponente questo magnifico cavolfiore bianco all’apparenza (solo all’apparenza!) innocuo. Si tratta invece di una struttura temporalesca di tipo multicellulare. Da cosa lo capiamo?
Dalle varie celle convettive che abbiamo contrassegnato i numeri da 1 a 6. I venti in quota, tesi da destra verso sinistra, disegnano i lineamenti di questa massa nuvolosa inclinandone l’asse in obliquo verso sinistra, favorendo quindi la rigenerazione che in questo caso avviene sopravvento, ossia nella parte destra dell’immagine. Le cellule 1, 2 e 3 sono le più giovani (aspetto "pannoso") e ancora non apportano fenomeni, mentre la 4 e la 5 sono in pieno stadio di maturità. La sommità ghiacciata della nube favorisce la formazione delle precipitazioni e carica la nube elettricamente provocando l’insorgenza dei fulmini.
E allora infiliamoci sotto la massa nuvolosa che nel frattempo si è ulteriormente evoluta nel tipo più violento che esista, la supercella. Lo capiamo da diversi fattori, primo fra tutti l’evidente rotazione della base temporalesca che indica una colonna d’aria ascendente non solo verticale ma anche rotante, entro il quale l’aria calda sale nel temporale avvitandosi e autoalimentandolo.
Nella parte posteriore notiamo una evidentissima colonna scura la quale identifica il settore dove il temporale sta scaricando verso il basso i suoi potenti venti discendenti e dove infatti troviamo la pesante colonna di pioggia e grandine in caduta libera. In prossimità dei rovesci si genererà una potente corrente di aria fredda discendente con raffiche che a volte raggiungono i 150 km/h. Un regola importante nel caso ci trovassimo al posto del reporter che ha immortalato la scena della seconda immagine: se attorno a noi arrivano i freddi venti provocati dallo spostamento d’aria indotto dalla colonna d’acqua in caduta significa che dobbiamo trovare un riparo sicuro da pioggia e fulmini, se invece la situazione è di calma apparente con aria ferma e afosa, beh, conviene senz’altro allontanarci a gambe levate, perchè probabilmente sopra la nostra testa si sta formando nientemeno che… il tornado!
Autore : Luca Angelini
