Previsioni? Occorre maggiore considerazione per gli 11 milioni di italiani che vivono in montagna
Spesso la previsione è incentrata solo sui centri urbani.
In una nazione come l’Italia, che si estende per oltre mille chilometri nel senso dei paralleli, per centinaia di chilometri nel senso dei meridiani, bagnata per migliaia di chilometri dal mar Mediterraneo e attraversata in lungo e in largo da imponenti catene montuose, far le previsioni del tempo è impresa davvero ardua anche per gli addetti ai lavori che devono tener conto (o,
almeno, dovrebbero) dell’orografia tormentata della nostra penisola, dell’esposizione ai venti di ogni singola valle o pendio montuoso, dell’influenza termica di ogni singolo specchio d’acqua e della loro interazione con le masse d’aria che vi sopraggiungono.
Come se non bastasse, a complicare le cose incide non poco il processo di urbanizzazione del territorio che qui in Italia,
come in altre parti del mondo, produce le ben note isole di calore urbane, percepibili anche direttamente quando di notte ci si sposta dal centro cittadino verso la periferia o la campagna.
E’ logico che la Meteorologia debba tener conto anche di questo fattore e considerare che, in Estate, l’impatto locale di un’ondata di calore, a parità di altitudine, è sensibilmente più
marcato nei grossi centri urbani lontani dal mare, piuttosto che in campagna, o in riva al mare. Questa considerazione vale ancor di più nel momento in cui si considera che la maggior parte della popolazione in Italia risiede in pianura o in collina, zone che maggiormente risentono delle ondate di calore estive.
Tuttavia, “maggior parte della popolazione” non vuol dire “tutta la
popolazione”, specie se si considera che, secondo i dati del Censis, il 18,7% della popolazione italiana vive in montagna: in altre parole, 11 milioni e 220 mila Italiani vivono sulle Alpi, o sugli Appennini (senza considerare gli abitanti di rilievi minori come le Murge in Puglia o i colli Euganei in Veneto), cioè in zone decisamente fredde e nevose in Inverno e caratterizzate
da Estati dalle temperature gradevoli di giorno e, spesso, molto fresche di notte.
Zone che non conoscono, se non in rari casi e, comunque limitati a
pochi giorni, o solo a poche ore all’anno, le fastidiose sensazioni derivanti dal caldo intenso, dall’umidità elevata e, in una sola parola, dall’afa che, tipicamente ristagna in zone come la pianura padana e, in genere, nelle zone di bassa quota lontane dal mare e lungo le coste joniche della Puglia.
A queste aree ben si adattano gli scenari meteorologici delineati dai vari meteo-man che prevedono giorni di caldo fastidioso, con punte spesso superiori ai 35°C, ma non si addicono certo alle zone di montagna!
Quando si parla di onde di calore con picchi di 35°C, è necessario specificare che queste temperature si riferiscono alle zone di pianura e di bassa collina e, che comunque non si trattava certo di temperature tipiche, ma di massime diurne!
Precisato questo, la realtà è che la scorsa Estate a Stigliano, in
Basilicata, ad una quota di poco inferiore ai 1000m, tra agosto e metà settembre, la temperatura ha raggiunto i 30°C in una sola occasione e solo per pochi minuti, per il resto le massime diurne, nei periodi più caldi, come in ogni anno, si attestavano sui 27-28°C, mentre le temperature tipiche serali, nei periodi più caldi, si aggiravano sui 22°C ed in quelli più freddi sui 14-15°C.
Chiaramente chi vive costantemente in queste condizioni termiche e con un tasso di umidità decisamente basso, non ha neanche la più vaga idea di cosa sia una giornata di caldo opprimente, o una notte in cui l’afa ti distrugge e non ti fa dormire! E’ chiaro anche che a chi vive in montagna (ripeto 11 milioni e 220 mila persone), sentir dire alla TV: “Prosegue senza sosta l’ondata di
caldo sull’Italia”, dopo una serie di giorni in cui, nel luogo in cui vive, la temperatura non ha mai superato i 27-28°C, sarebbe venuta voglia di rispondere: “Ah, sì?! e quale ondata di caldo? Quando è iniziata?”.
Logicamente, proseguendo sulla stessa ottica che porta i mass media a pensare alla popolazione italiana concentrata tutta in pianura, o in riva al mare, nel momento in cui, lo scorso 6 Settembre, la spinta verso Nord dell’anticiclone delle Azzorre ha determinato un rovesciamento di aria fredda lungo il suo bordo orientale, i meteorologi televisivi hanno sentenziato “temperature
gradevoli sull’Italia”
Gradevoli sì, ma dove? In pianura, ancora una volta, non certo
in montagna! Provate a chiederlo a qualche migliaio di persone che la sera del 7 settembre popolavano le strade di Viggiano nel Potentino, a seguire il concerto di Fiorella Mannoia, mentre venti freddissimi e burrascosi da Nord-Ovest irrompevano nel valico tra il Sacro Monte di Viggiano (1725 m) ed il Monte
Sant’Enoc (1300 m) a far piombare poco al di sopra dei 10°C la temperatura sul paese posto a 1000m s.l.m.! Quella sera si poteva parlare di temperature gradevoli in tutta Italia? No di certo! E non è Italia anche questa?
Speriamo che quanto esposto possa servire da monito, o da
suggerimento a chi vorrebbe una meteorologia sempre più vicina al pubblico ed alle sue esigenze, un pubblico che, come tale, merita lo stesso rispetto e la stessa considerazione sia che viva in una grande metropoli industriale, sia che risieda nella frazione più sperduta e dimenticata della montagna italiana.
Autore : Dotto. Pier Paolo Talamo