00:00 30 Ottobre 2009

La caligine? Spesso un concentrato di veleni

Le caratteristiche e la differenza con foschia e nebbia.

A formare la caligine sono particelle solide, generalmente fumo e pulviscolo che si diffondono nell’aria grazie ad una bava di vento e alle correnti convettive e vi restano sospese grazie all’effetto della turbolenza meccanica e termica.

La caligine forma spesso un velo azzurrognolo in cielo sereno o giallastro con cielo nuvoloso che rende più tenui i colori del paesaggio.

In caso di pioggia le particelle precipitano al suolo e l’atmosfera appare più tersa, ma le sostanze nocive ovviamente finiscono nei suoli ed inevitabilmente entrano nella catena alimentare.

Sul mare la caligine è costituita in prevalenza da cristalli di sale. Lo spessore della caligine è limitato agli strati più bassi e generalmente coincide con un’inversione di temperatura, a causa della quale non gli è più concesso di salire oltre. Si distende allora orizzontalmente e le sue concentrazioni possono aumentare.

E’ il tipico caso anticiclonico in cui la subsidenza provoca un accumulo di sostanze inquinanti in pianura e soprattutto nelle grandi aree urbane.

La caligine non va confusa con la foschia che è comunque un suo “prodotto”. In pratica le goccioline d’acqua sospese nell’aria si legano a questi nuclei di condensazione formando un cocktail di foschia e veleni.

Nelle zone di alta pressione, quando le particelle sono numerose, l’umidità dell’aria risulta elevata e il cielo è sereno, dalla foschia spesso si passa alla nebbia, o forse sarebbe meglio dire allo smog, dall’inglese smoke+fog, cioè fumo+nebbia, una bella miscela inquinante.
Autore : Alessio Grosso