Il pericolo si chiama DIOSSINA…
Il rischio diossina in Italia persiste ogni giorno...

Credevamo fosse qualcosa di sepolto nel tetraclorobenzene uscito a Seveso dall’Icmesa nel 76, invece la diossina è ancora tra noi. Quando bruciamo qualcosa ad alta temperatura immettiamo diossina nell’ambiente; servono cloro e carbonio, valori termici superiori a 150-160°C e il gioco è fatto.
Si libera allora diossina bruciando benzina, legna, nel nostro barbecue, nella plastica Pvc; la produce chi utilizza la candeggina per il processo di sbiancamento della carta, chi produce cemento, chi brucia rifiuti, le stufe, le caldaie, chi produce diserbanti, conservanti, solventi.
E’ il festival del veleno. Certo la diossina non viene liberata con la stessa concentrazione che causò il disastro ecologico di Seveso, ma mettiamo tutte assieme queste “modeste concentrazioni” e avremo senz’altro un motivo in più per preoccuparci.
Preoccuparci, direte, dobbiamo preoccuparci? Più che altro forse dovremmo rassegnarci e sperare che il nostro fisico non venga prima o poi attaccato da un cancro, che i nostri livelli ormonali non vengano alterati, che il nostro sistema nervoso non subisca danni, che la nostra tiroide regga così come il nostro fegato, che il diabete resti lontano da noi. Queste sono solo alcune tra le minacce quotidiane che la diossina contribuisce ad incrementare.
Autore : Alessio Grosso
