00:00 15 Settembre 2005

Il “grido” di Bernacca

Nella sua ultima fatica del 1991 il grande Edmondo Bernacca mette in guardia dagli studi sul cambio climatico riferiti a pochi anni.

Il “grido” di Bernacca

La gente non ha alcuna memoria storica degli eventi. Lo abbiamo detto molte volte su MeteoLive e conferme in tal senso vengono anche da un bellissimo libro di Edmondo Bernacca, la sua ultima pubblicazione: “Il tempo domani” finito di stampare nel 1991.

Il meteorologo dedica un intero capitolo ad illustrare che i capricci del tempo ci sono sempre stati, ma la parola “capricci” parte dalla visione distorta che l’uomo ha degli eventi atmosferici.

L’uomo vuole ricondurre tutto ad un filo logico, razionale in cui le stagioni rispondano ad un canone che lui vorrebbe imporre: estate calda ma non troppo, autunno mite e piovoso quanto basta, inverno freddo ma non gelido con un po’ di neve, primavera assolata e mite.

La stagione su misura non esiste e l’uomo vede nella normale irregolarità climatica una preoccupante modificazione climatica.
A suffragio di queste considerazioni arrivano le annotazioni delle personalità letterarie dei secoli scorsi che si lamentavano quanto noi dei “capricci” meteorologici. Frasi del tipo: “le stagioni sono stravolte, mai sentito un freddo o un caldo così” si sprecano.

Aggiunge Bernacca: “il tempo ed il clima non sono oggi più capricciosi nè più malvagi di quanto lo fossero in passato, la maggiore attenzione che abbiamo per le vicende meteorologiche e climatiche deriva forse dal fatto che siamo diventati più sensibili, più vulnerabili ai vari cambiamenti atmosferici. Le attività sociali, il lavoro, le vacanze sono oggi maggiormente subordinate alle vicissitudini e all’incostante variabilità atmosferica. Oggi le continue ricerche degli studiosi hanno richiamato l’attenzione sulla possibilità che il clima possa subire lente modificazioni aldilà dei capricciosi comportamenti delle singole annate. Le eventuali modificazioni climatiche però possono essere individuate solo attraverso un GRANDISSIMO NUMERO DI ANNI DI OSSERVAZIONE, molto più grande di quello necessario per una normale determinazione del clima.”
Autore : Redazione