00:00 12 Giugno 2006

Forse battuto il record italiano per le basse temperature di -41°C! Minime record sul lago di FOSSES: finora -38°C

Le sorprendenti rilevazioni sul Lago Grande di Fosses, a 2142m tra le province di Belluno e Bolzano, poco a nord di Cortina.

Forse battuto il record italiano per le basse temperature di -41°C! Minime record sul lago di FOSSES: finora -38°C

Da pochi giorni l’ARPA del Veneto ha acquisito i dati di temperatura ed umidità relativa registrati da una stazione meteorologica remota installata lo scorso autunno presso il Lago Grande di Fosses (vedi immagine allegata), posto a 2142 m slm, sul fondo di una grande depressione inserita sull’Altopiano di Sennes e Fosses, sul confine fra le province di Belluno e Bolzano, poco a nord di Cortina.

I risultati di questo monitoraggio, tuttora in corso, sono sorprendenti in termini di valori termici raggiunti nelle serene notti invernali: per ben 21 volte si è scesi sotto i -30°C (per 9 giorni consecutivi fra il 9 ed il 17 gennaio), con un valore estremo assoluto di -38°C. Quest’ultimo rappresenta il valore ufficiale più basso registrato in provincia di Belluno e uno dei più bassi in Italia. E tutto questo durante un solo inverno monitorato.

E’ probabile che in questa località nel freddissimo 1° marzo 2005 o comunque durante qualche altra grossa ondata di freddo del recente passato, si sia battuto il record ufficiale italiano di -41°C registrato nell’inverno 1929 ai 4500 m del Rifugio Capanna Regina Margherita.

Le bassisime temperature che vengono raggiunte presso il Lago Grande di Fosses sono da attribuire, come nelle altre depressioni alpine e prealpine inserite in vasti altipiani, al fattore altitudine, all’elevato sky-view factor, cioè alla notevole capacità di disperdere in tutte le direzioni (grazie all’orizzonte abbastanza libero) il calore del suolo, grazie al flusso radiativo notturno ad onda lunga (accentuato anche dall’aria più rarefatta dei 2000 m) e alla conformazione a “conca” dove l’aria fredda si accumula, senza scambi avvettivi con le zone vicine.

Questi fattori concorrono al raggiungimento di valori termici estremi, ma solo nelle notti invernali serene e con vento molto debole o assente.

E’ stupefacente la differenza fra le temperature minime di questa località e quelle del vicino Monte Faloria, ad un altitudine di poco superiore, ma posta in una posizione di cresta. Nella tabella allegata si possono vedere alcune fra le minime più significative registrate durante lo scorso inverno al Lago Grande di Fosses, confrontate appunto con quelle del Faloria e di altre tre località notoriamente molto fredde delle Dolomiti e delle Prealpi venete (Cimabanche, Valmenera-Cansiglio e Marcesina), situate comunque ad altitudini inferiori, ma che presentano caratteristiche morfologiche simili al Lago di Fosses.

Il fatto curioso è che con cielo coperto, con o senza precipitazioni, o con vento moderato/forte, questa località presenta temperature assolutamente in linea con quelle di altre località poste alla stessa quota (es. Faloria), ma appena le nuvole si diradano o il vento cessa, durante le ore serali, notturne o del primo mattino, la temperatura precipita anche di 20°C in poche ore (per il raffreddamento radiativo del suolo e quindi dell’aria).

Emblematico l’esempio del 30 dicembre, uno dei giorni più freddi dell’inverno, quando nella notte e verso l’alba un vento moderato da Nord-Est ha “trattenuto”, con il suo effetto turbolento e rimescolante, la temperatura sugli stessi valori del Faloria. Durante la mattinata però, con l’attenuazione del vento, la temperatura è diminuita subito di 10°C dalle ore 6 alle ore 9, da -16°C a -26°C, per risalire leggermente a -23°C alle ore 13 grazie al sole, per poi crollare nel pomeriggio ed in serata, fino ai -34 delle ore 22.

In questo caso il forte raffreddamento si è verificato addirittura durante il giorno, senza che ci fosse alcun afflusso di aria fredda e tutto questo mentre sul Faloria la temperatura tendeva ad aumentare leggermente.
I meccanismi che determinano questi fortissimi raffreddamenti “radiativi” nelle notti calme e serene nelle conche o nelle depressioni, non sono del tutto ancora chiari e sono tema di studi specifici, come nel Peter Sinks, nello Utah (USA) e nella Gruenloch, vicino a Lunz (Austria).

Da oggi sappiamo che anche in Italia ci sono zone, ad altitudini non elevatissime, dove si può scendere sotto i -40°C, come accade non raramente sulla Glattalp (1858 m) in Svizzera e al Funtensee (1601 m) sulle montagne bavaresi.
Autore : Bruno Renon, ARPA VENETO