Che cos’è l’afa e quando si può definire tale
Quante volte sentiamo parlare di afa, caldo afoso, torrido e quan'altro; ma come si misura e soprattutto quando si tratta realmente di afa?

Quando è molto caldo, sensibilmente caldo, spesso i giornalisti tirano fuori termini scientifici o pseudo-tali, per definire condizioni palesemente poco sopportabili, ma non sempre eclatanti o apocalittiche. Lo stesso termine afa, a dispetto del suono onomatopeico che richiama il senso di soffocamento, è un termine prettamente scientifico, legato ad un rapporto matematico tra umidità e temperatura.
Questo rapporto equivale ad un valore numerico definito come “indice di calore percepito” o “Humidex”, secondo la terminologia utilizzata dal suo inventore, il meteo-climatologo canadese Scharlau nel 1965. Il calcolo dell’indice non è molto complesso, ma richiede determinate conoscenze matematiche; ben più semplice è l’associazione diretta che si può fare tra i valori di temperatura ed umidità, in un semplice grafico cartesiano (vedi figura). Nel grafico in questione ad ogni singolo valore di temperatura, ne è associato uno di umidità; al loro incrocio viene individuato un punto che corrisponde proprio all’indice di calore percepito. Dall’unione di questi punti si identificano delle aree di diverso colore, ciascuna caratterizzata da una differente percezione del calore, a cui viene applicata una precisa definizione (afoso, torrido, opprimente ecc…).
Dal grafico si evince che le condizioni di afa (l’area arancione più o meno centrale) si verificano prevalentemente a temperature superiori a 30°C, ma con un’umidità non più bassa del 40%. Se l’umidità fosse inferiore, si tratterebbe di caldo torrido, quello tipico delle zone aride, come ad esempio nel Golfo Persico, dove si raggoingono temperature prossime ai 48-50°C; pericoloso ma più sopportabile. D’altro canto con un’umidità superiore all’80% si può avere sensazione di afa anche a temperature ben più basse (24-26°C); proprio come avviene nelle foreste pluviali-equatoriali. Il colore delle aree del grafico indica anche il grado di disagio e soprattutto di pericolo, principalmente per quelle persone già gravate da altre insufficienze e debolezze, come ammalati, anziani e bambini.
In Italia difficilmente si giunge a valori di umidità all’aperto superiori al 75%, se non in piena estate dopo un rovescio o temporale, o in determinate zone di pianura, particolarmente umide durante tutto l’anno e poco ventilate (es. alcune valli interne, zone depresse e centrali della Pianura Padana, alcune aree paludose delle coste Adriatiche, alcune pianure costiere lontane dai rilievi e dal mare). Ben diverso è il discorso sulla temperatura che, in molte zone del centro-sud (Puglia, Basilicata, Sicilia, Calabria e Sardegna in particolare), non di rado supera i 40-42°C, col risultato di arrecare un disagio anche notevole, ma tipico del caldo torrido.
Autore : Giuseppe Tito
