00:00 7 Settembre 2022

Anomalie oceaniche: primi indizi per l’INVERNO?

Il caldo non molla la presa nel Mediterraneo ed anche la prossima settimana si preannuncia un’altra avvezione sub-tropicale (come discusso in questo articolo). Ma sul resto dell’emisfero come procede la situazione? L’Autunno meteorologico è cominciato da una settimana e i primi effetti del fisiologico decadimento estivo sono evidenti oltre il circolo polare artico, dove le temperature iniziano a scendere vistosamente.

Per tal motivo ecco che comincia a svilupparsi il vortice polare, la grande depressione polare che regola le sorti invernali dell’emisfero settentrionale. Ma come potrebbe rivelarsi l’inverno in Europa? Ebbene quei pochi indizi al momento disponibili non arrivano dal polo nord, bensì dall’oceano Pacifico.

Sia chiaro, ciò che scriveremo nelle prossime ore sono solo speculazioni sull’attuale e futura situazione di alcuni parametri dell’oceano Pacifico, il quale essendo il più grande specchio d’acqua del mondo è in grado di influenzare le condizioni climatiche dell’intero globo o comunque di buona parte di esso.

LA NINA – Sicuramente avrete sentito parlare nelle ultime settimane del ritorno della "Nina", ma molti probabilmente non hanno ancora ben chiaro di cosa si tratta. 
La Nina, così come El Nino, è un fenomeno climatico naturale e periodico che riguarda la temperatura superficiale delle acque dell’oceano Pacifico. 
Quando si parla de "la Nina" ci si riferisce ad un netto raffreddamento delle acque equatoriali del Pacifico centro-orientale (fin sotto le coste pacifiche del sud America), mentre l’acqua diventa più calda sul versante occidentale, a largo dell’Australia, dell’Indonesia e delle Filippine. El Nino è l’esatto opposto di questa situazione.

Al momento il fenomeno de "la Nina" è in netta intensificazione, come dimostrato dalle anomalie di temperatura rilevate nel Pacifico centrale: addirittura si registrano oltre 2°C al di sotto delle medie, il che indica che ci avviamo verso una "Nina strong". Quando la Nina diventa particolarmente intensa è in grado di portare effetti su vaste aree del mondo, sin verso l’Europa. Da letteratura in questa situazione è più probabile che l’anticiclone delle Azzorre si erga verso nord, tra Atlantico orientale ed Europa occidentale, con seguenti discese artiche verso Europa centrale e Mediterraneo. 

Questo schema sarebbe ulteriormente rafforzato da un altro importante indice, la PDO (Oscillazione decennale del Pacifico) che inquadra la medesima situazione instaurata dalla Nina, però più a nord, ovvero nel Pacifico settentrionale tra Russia e nord America. Anche qui è in atto un netto riscaldamento del settore centro-occidentale, mentre su quello orientale (a ridosso della West Coast) troviamo acqua oceanica ben più fredda. 

Secondo questa attuale impostazione, che dovrebbe comunque mantenersi o addirittura intensificarsi nel corso dell’autunno, potremmo parlare di un inverno caratterizzato da fasi stabili ed improvvisi strappi di natura artica molto rapidi in grado di portare precipitazioni sparse e poco persistenti.

Vi è tuttavia un’ulteriore variabile che riguarda le alte temperature del Mediterraneo che probabilmente potrebbero rivelarsi superiori alle medie anche tra autunno e inverno. Alle nostre latitudini specchi d’acqua più caldi sono in grado di agevolare la formazione o la persistenza degli anticicloni, e per tal motivo non è da escludere l’ipotesi di anticicloni spesso ingombranti tra Atlantico ed Europa meridionale, con conseguente spostamento delle irruzioni artiche più ad est (verso il settore Balcanico o l’est Europa). In tal caso verrebbe fuori un inverno con temperature nella media o leggermente sopra le medie all’interno del Mediterraneo.

Naturalmente si tratta solo di mere ipotesi e tendenze a lunghissima scadenza su dati attuali certi. Quanto scritto non è da considerarsi come una previsione, pertanto dovremo necessariamente ritornare sull’argomento nei prossimi mesi.

Autore : Raffaele Laricchia