I problemi della meteorologia: parte prima
Il ridimensionamento del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica: fine di un monopolio.
MeteoLive si è sempre interessata di problemi “pratici” della meteorologia, cioè più sentiti dall’utenza. Innanzitutto della previsione del tempo e della cronaca meteo giornaliera, occupandosi poi di aspetti più minuti.
Mi sembra il caso ora di aprire un dibattito su quali siano oggi i problemi della meteorologia, cominciando dall’inesistenza di un modello italiano pubblico a scala locale (finanziato dallo Stato e fruibile da tutti), in modo da fare uscire dalla quotidianità i professionisti e nel contempo di allargare le prospettive alla massa di appassionati e di cultori della materia che fin qui hanno seguito la rivista. Vista la grande diffusione di questo giornale meteo, mi sembra inoltre la giusta assise per affrontare tali problemi.
Prima di addentrarmi nello specifico del problema, vorrei chiarire fino in fondo il mio pensiero.
Ritengo che, come del resto avviene negli Stati Uniti, un servizio meteorologico nazionale debba fornire gratuitamente le informazioni meteorologiche di base, avendole già pagate dal contributo pubblico, lasciando ad altri soggetti l’applicazione e quindi il profitto per valore aggiunto.
Come abbiamo detto la prima evidenza che balza all’occhio, mi perdonino i colleghi meteorologi che hanno fatto e sentito questo discorso più volte, è che in Italia manca un modello pubblico locale (con maglia tra i 10 ed i 15 km.).
Il popolo italiano dei previsori “vive” dei modelli a media scala (circa 60 km. di maglia) tra cui quello europeo di Reading, o di quelli locali di altri paesi che interessano in parte l’Italia (modello tedesco, francese, spagnolo, etc.).
Altri ancora sfruttano modelli derivati o comportamenti empirici (propria esperienza). La domanda che sorge spontanea è più o meno la seguente: “Ma come è possibile che in Italia che, fra l’altro, ha enormi problemi di protezione civile (molti dei quali derivanti da variabile meteo-climatica), non si sia ancora dotata di un proprio modello a scala locale? Inoltre è doveroso aggiungere, a più risulterà ovvio, che l’Italia ha un territorio molto accidentato che si estende per più di 11 gradi in latitudine e, per farla breve. con una tale spiccatissima varietà climatica che genera comportamenti meteorologici molto vari. Quindi per l’Italia dovrebbe essere una esigenza primaria avere, molto più di altri paesi, un proprio modello a scala locale. Ma così non è.
Le ragioni sono molteplici e sono legate sia alla storia ed alla evoluzione dei servizi tecnici pubblici sia alle specificità della meteorologia nel nostro paese.
Della storia e relativa evoluzione dei servizi tecnici pubblici basterà fare due semplici esempi: il degrado in cui versano gli organi preposti alla tutela dei fiumi (es. Magistrato del Po) e la sovrapposizione di competenze nelle più disparate questioni ambientali (es. discariche, protezione civile, etc.).
Come si è già detto, vi sono poi le specificità proprie della meteorologia.
Il Reale Servizio Meteorologico, istituito nei primi anni del ‘900, è stato uno dei primi in Europa e nel mondo. Sua naturale filiazione sono stati i servizi idrografici che hanno svolto, ed in parte stanno svolgendo, un notevole lavoro di raccolta di dati climatologici. La parte propriamente meteorologica è stata poi assunta, a partire dalla fine dell’ultima guerra e dietro mandato del Ministero dei Trasporti, dal Servizio Meteorologico Nazionale dell’Aeronautica Militare con scopi iniziali di assistenza meteorologica al volo aereo.
Anche se non espressamente dichiarato, il Servizio Meteorologico Nazionale dell’Aeronautica Militare è sempre stato considerato come servizio meteorologico nazionale, vista l’inesistenza di una analoga organizzazione civile, tanto è vero che risulta il rappresentante ufficiale italiano presso l’OMM (Organizzazione Meteorologica Mondiale).
La razionalizzazione ed il taglio dei finanziamenti che hanno colpito a partire dagli anni ’70 le forze armate hanno avuto come ricaduta anche un drastico ridimensionamento del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica (visto dalle alte gerarchie come “poco militare”).
Nel frattempo i servizi della struttura erano aumentati esponenzialmente soprattutto verso utenze civili (massmedia, protezione civile, servizi telefonici ed altro ancora).
Negli anni ’80 è avvenuto poi il distacco del comparto adibito all’assistenza del volo aereo sia dal punto dell’assistenza al volo s.s. sia come di quella meteorologica.
Questo fatto ha comportato una emorragia di personale verso l’ente civile preposto al traffico aereo (oggi Enav).
Contemporaneamente sul territorio si sviluppavano iniziative pionieristiche di enti pubblici (es. Servizio Agrometeorologico di Piacenza) o di privati (Osservatorio Meteorologico di Brera) volte a soddisfare il “bisogno” di meteorologia inevaso dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica e di fatto iniziava ad essere intaccato il monopolio delle previsioni del tempo in Italia.
La prosecuzione di questa breve e molto incompleta storia della meteorologia in Italia è ai più nota.
Da una parte lo sviluppo di reti televisive private e l’avvento di Internet ha decretato la fine del monopolio dell’informazione meteorologica e dall’altra, insieme al progredire dei modelli meteorologici, è aumentata la visibilità ed il valore sociale dei meteorologi, come capacità e come risposta alle esigenze e di utenti privati e pubblici, favorendo di fatto la moltiplicazione degli enti e delle società di previsione meteorologica (citeremo come esempio di queste nuove entità Meteo Italia).
Come ha recepito il sistema Italia il mutamento e l’aumento dell’esigenza meteorologica?
Molto male diremmo. Alla notizia eclatante del progetto di un servizio meteorologico civile decentrato non hanno fatto seguito fatti (se non numerose riunioni).
La situazione è così di empasse con un Servizio Meteorologico dell’Aeronautica che non ha, se mai ne avesse avuto, intenzione di mettere in cantiere l’approntamento di un modello meteo a scala locale ed uno civile che, dovrebbe averlo fra i suoi compiti specifici, non è ancora nato e chissà quando nascerà.
Bisogna poi ricordare come attualmente gli esperti di meteorologia non siano raccolti sotto un’unica associazione ma sparpagliati in numerose sigle, spesso in aperto contrasto fra di loro.
Da questo punto di vista ritengo importante la funzione di MeteoLive, visto il successo e la sua diffusione, come portavoce di esigenze e come unione di interessi.
Antonio Ghezzi
Autore : Antonio Ghezzi