Quello strano buco sulla “Siberia” padana
Molti lettori ci hanno scritto incuriositi da questa strana immagine satellitare che mostra un buco nivometrico apparentemente inspiegabile tra il Veronese e il Mantovano.
Sembra un affresco incompiuto d’arte contemporanea oppure, per qualche malpensante, il risultato di un improbabile esperimento militare atto a modificare la traiettoria delle precipitazioni. I più esperti hanno invece avanzato l’ipotesi di un flusso asciutto fuoriuscito dal solco della Valle dell’Adige. In realtà non si trattava neanche di questo, visto che, dopo un attenta reanalisi, siamo giunti alla soluzione dell’indovinello che è diversa.
Tutto fa capo all’approfondimento di un minimo depressionario sul Tirreno centrale nella giornata di mercoledì 1 febbraio, il quale ha raggiunto la bellezza di 996hPa. Attorno al minimo si è andata strutturando una perturbazione il cui ramo occluso si è portato sul nostro settentrione fornendo l’innesco per la nevicata di quel giorno su gran parte della val Padana. La manovra di approfondimento del vortice metteva frattanto in moto una intensa azione di risucchio entro il suo core, concretizzatasi con un netto rinforzo del vento da nord-est su tutto il Triveneto.
L’aria trasportata dal vento era fredda e asciutta, costituendo gli avamposti del blocco gelido siberiano, al momento però ancora in piena azione sull’Ucraina, e si è trovata a dover scavalcare forzatamente l’arco alpino orientale riversandosi poi di peso sui versanti meridionali in direzione della val Padana orientale con una azione favonica fredda. Questo per via della notevole densità della massa d’aria e per la sua stabilità verticale.
Le correnti ascendenti presenti alle quote medio alte per via dell’occlusione sono state quindi neutralizzate da quelle discendenti sottovento alla fascia prealpina veneto-friulana e hanno creato un’evidente ombra nivometrica sottovento proiettata dalle Alpi verso i settori padani friulani, veneti e del Mantovano, dove è venuto a crearsi quell’ammanco nelle precipitazioni. In buona sostanza è come se il vento asciutto avesse spazzato via le nevicate da quelle zone per andare ad accumularle sugli altri settori padani dove invece era attivo l’effetto imbuto imposto dall’arco alpino occidentale e il ventaglio di precipitazioni legato alla perturbazione.
Precipitazioni che inoltre, sono andate addossandosi in modo particolare sulla pedemontana emiliano-romagnola. Qui, oltre allo sbarramento appenninico e all’azione diretta dell’occlusione, hanno ricevuto anche alimentazione dalla Bora umida in rientro dall’alto Adiatico, e hanno dato vita alla nevicata record il cui epilogo ormai tutti ben conosciamo.
Autore : Luca Angelini