Possibile scissione del vortice polare, ecco le conseguenze

Siamo al 1° dicembre, il primo giorno dell’inverno meteorologico sul calendario meteo-climatico italiano. Statisticamente iniziano ad aumentare nettamente le possibilità di assistere ad ondate di freddo più marcate, in grado di portare la neve a bassa quota e temperature sotto le medie del periodo.
Ma tutto questo sarà realtà? Come già vi avevamo annunciato in questo articolo dovremo fare i conti ancora con tanti giorni tardo-autunnali, caratterizzati da nubi, piogge e neve in montagna. Questo senza dubbio sarebbe lo scenario migliore, considerando la necessità di pioggia per tante regioni come al nord e sul Tirreno settentrionale. Per l’arrivo di situazioni "più invernali" potrebbe essere necessario attendere il periodo successivo all’Immacolata, in quanto potremmo osservare gli effetti di un importante dinamica a livello emisferico.
Ci riferiamo, in particolare, ad una possibile scissione del vortice polare in due macro-lobi: uno sul nord America, l’altro sulla Siberia. Questa scissione della grande depressione fredda che aleggia sul polo nord sarebbe innescata dall’azione di un poderoso anticiclone termico in formazione su quasi tutta la Russia. La presenza di una vasta copertura nevosa sta amplificando il fenomeno dell’irraggiamento e dell’albedo, con conseguente sensibile raffreddamento dell’aria vicina al suolo. Questo raffreddamento si traduce in un aumento della pressione, ed ecco che l’anticiclone termico, in questo caso l’anticiclone russo-siberiano, prende forma e riesce ad avere ripercussioni anche sullo stato del vortice polare (indebolendolo).
La media degli scenari del modello europeo ECMWF propone una scissione ancor più evidente già a partire dal 6 dicembre:

Ma quali saranno gli effetti di questa scissione del vortice polare? In questi casi è facile imbattersi in imponenti moti anti-zonali, ovvero da est verso ovest, in grado di trascinare vaste masse gelide dalla Russia verso l’Europa e il nord Atlantico.
Ed è proprio ciò che potrebbe realizzarsi subito dopo l’Immacolata, come già preannunciato ieri sera.
La strada che prenderà il gelo russo è molto complessa da prevedere, ma analizzando le recenti simulazioni modellistiche sembra possa prevalere una traiettoria più settentrionale e occidentale, che apporterebbe freddo intenso e precipitazioni nevose a quote basse sull’Europa centro-occidentale. Il tutto sarebbe coadiuvato dall’anticiclone groenlandese, fondamentale per la famigerata interazione tra le correnti atlantiche e il gelo dell’est.

E per l’Italia? Per il momento stiamo palando di macro-movimenti su scala continentale, pertanto risulterebbe molto difficile (per non dire inutile) avventurarsi su previsioni a scala nazionale. Certo è, però, che in caso di invasioni fredde verso l’Europa centro-occidentale sarebbero sicuramente le regioni del nord Italia a risentire maggiormente del calo termico e delle condizioni di maltempo. Al contrario al sud troveremmo pur sempre condizioni di instabilità saltuaria unite a temperature superiori alle medie del periodo.

Autore : Raffaele Laricchia