00:00 11 Luglio 2002

Pioviggine o rovescio?

Cos’è che provoca la formazione di gocce più o meno grandi in una precipitazione?

Pioviggine o rovescio?

Durante l’inverno, quando è brutto tempo, siamo abituati a vedere una pioggerella di gocce finissime e fitte; durante la primavera o l’estate, invece, prevalgono gli scrosci e i temporali, con goccioloni alcune volte spaventosamente grandi.

A cosa è dovuta questa varietà di misure?
Le gocce che formano le nubi, in generale sono molto piccole, come quelle che compongono la nebbia; d’altra parte quest’ultimo fenomeno è dovuto a nubi che si formano in prossimità del suolo.

D’inverno, la temperatura è bassa un po’ su tutto l’emisfero e quindi in genere non si creano contrasti violenti; l’unico modo per creare delle nubi è far scorrere aria meno fredda su quella preesistente.

Questo tipo di evoluzione provoca spesso la formazione di nubi molto estese in orizzontale, ma molto poco in verticale, chiamate nembostrati.

Nel loro interno le correnti fluiscono prevalentemente in orizzontale e con velocità moderata; le gocce che formano la nube, allora, si scontrano fra di loro, unendosi ed ingrandendosi.

Non appena una goccia raggiunge un certo peso cade giù, vincendo la resistenza dell’aria e creando la pioviggine o la pioggia debole.

In estate, invece, accade il fenomeno contrario: l’emisfero è uniformemente caldo e per creare contrasti occorre che aria fredda arrivi a contatto con l’aria già presente in una certa zona, sollevandola con violenza (perché più pesante).

Di conseguenza le nubi che si formano con più frequenza sono i cumuli e cumulonembi: esse hanno la caratteristica di essere molto più sviluppate verso l’alto rispetto a tutte le altre nubi, mentre in orizzontale si limitano a coprire superfici di poche decine di chilometri quadrati.

All’interno di questi colossi, i moti verticali sono molto accentuati ed irregolari, quindi gli urti fra le varie gocce, i chicchi di grandine e i fiocchi di neve (queste nubi arrivano a quote dove anche in estate si raggiungono i –40°C), diventano molto frequenti e caotici; tutta un’altra cosa rispetto ai nembostrati.

Anche quando la goccia raggiunge un peso tale da poter cadere giù liberamente, le correnti ascensionali all’interno della nube la riportano verso l’alto a scontrarsi ed amalgamarsi con altre; questo si ripete uno svariato numero di volte.

Alla fine la goccia raggiunge dimensioni ragguardevoli, tali per cui anche le correnti interne alla nube non possono che lasciarla cadere verso il basso, provocando un rovescio, assieme alle altre che hanno subìto lo stesso destino.

In questi casi può anche capitare che i goccioloni siano dovuti allo scioglimento di chicchi di grandine durante la caduta, ma ciò che determina la grandezza delle gocce di pioggia, alla fine, è il tipo di nube dalla quale cadono.
Autore : Lorenzo Catania