00:00 29 Gennaio 2009

La posta dei lettori: risolviamo gli ultimi dubbi sui RISCALDAMENTI STRATOSFERICI

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La posta dei lettori: risolviamo gli ultimi dubbi sui RISCALDAMENTI STRATOSFERICI

Carissimo Luca Angelini, ho letto con interessee il tuo articolo sui riscaldamenti stratosferici ma non capisco come possa il calore partire dalla troposfera. Per prima cosa, non capisco come questi riscaldamenti possano attingere a 60-70° di latitudine il calore sufficiente per innalzare la temperatura dai -60 ai +12°C com’è appena successo.

Secondo punto: se il calore giunge dal basso, come mai i radiosondaggi non lo vedono e danno dal suolo sino ai 23-24 chilometri di quota temperature bassissime?

Alfredo Negroni.

Risponde LUCA ANGELINI

Gentilissimo Alfredo
domande più che lecite le tue. Tanto per iniziare abbiamo detto che i riscaldamenti proiettati verso la stratosfera polare in ambito invernale partono da onde planetarie troposferiche di tipo anticiclonico, di ampiezza e spessore sviluppati oltre un certo limite. Il limite è fissato anche matematicamente ed è noto come velocità critica di Rossby. Il flusso di calore che risale nell’onda anticiclonica (solitamente parte dall’anticiclone semi-permanente situato sulle isole Aleutine) è noto come “flusso di Eliassen e Palm”, dal nome degli scopritori e deve convergere verso il Polo.

Laddove un’onda planetaria assuma queste caratteristiche tende a sfondare la tropopausa, limite oltre il quale le caratteristiche di stabilità e di densità dell’aria si modificano in modo sostanziale. Proprio a causa di queste modifiche, l’onda planetaria e il calore in essa contenuti aumentano notevolmente la propria ampiezza, quindi le loro caratteristiche.

Ecco che il calore aumenta in modo esponenziale ed è quindi in grado di intaccare lo strato di ozono, abbonante il stratosfera, in modo diverso a seconda dell’annata e della conseguente relazione che lega la direzione dei venti stratosferici equatoriali (indice QBO) e la fase corrente dell’attività solare. La regola tuttavia è solo empirica e l’evento di quest’anno ne è una riprova.

Per concludere: il calore filtrato dalla troposfera si è ampliato e le reazioni cui vengono sottoposte le molecole di ozono provocano un ulteriore riscaldamento ma non è tutto. Una volta giunto alla sommità della stratosfera, ossia alla stratopausa (tetto che in taluni eventi può anche scendere di ben 20 chilometri rispetto alla situazione normale) il calore viene riflesso e tende a rientrare in troposfera.

Nel suo viaggio di ritorno la massa d’aria riscaldata viene a incappare nella corrente a getto la quale la risucchia e la fa scendere forzatamente per una altro migliaio di metri provocando un ulteriore riscaldamento per compressione, dunque di tipo adiabatico. Ecco che il nostro anticiclone tocca terra (non sempre naturalmente) e scinde il blocco freddo originario del vortice polare troposferico mettendo in moto il noto meccanismo che inverte i centri di pressione dunque le correnti ad essi associate.

Per quanto riguarda i radiosondaggi occorre solo andare a pescare il luogo giusto dove il calore sta scorrendo verso l’alto. Solitamente questa zona la si trova al di sopra dell’anticiclone delle Aleutine. Nell’immagine è allegato il radiosondaggio di quell’area. si nota chiaramente che la curva della temperatura, linea di destra, si innalza fortemente nella parte alta del grafico (ingresso in stratosfera) e raggiunge valori pari o addirittura superiori a quelli del suolo.
Autore : Luca Angelini