CALDO? Ben venga! La maggioranza degli italiani è contenta del cambio climatico in atto
Il caldo come calamità? Per molti è motivo di grande gioia.

Se nebbia, freddo e neve non ci fossero per milioni di italiani sarebbe solo una gran gioia. Il 70 per cento degli intervistati riesce a tollerare la pioggia solo se lontana dai fine settimana.
Insomma per la maggior parte dei nostri connazionali senza freddo invernale ci sarebbero molti più vantaggi che svantaggi. Vediamo insieme quali:
-risparmio energetico notevole nella riduzione delle spese di riscaldamento e nel miglioramento della qualità dell’aria, che proprio d’inverno vive il suo momento critico.
-più tempo da trascorrere all’aperto e da dedicare alle gite sia al mare che ai laghi e ai monti (dove la pratica dello sci non sarebbe poi così indispensabile) e dunque con un indotto economico importante.
-meno malattie da raffreddamento e stagione balneare inaugurata già a maggio con molti benefici per il turismo e dunque per l’economia.
Abbiamo fatto notare al campione di 2000 intervistati le conseguenze negative:
-scioglimento dei ghiacciai, fiumi in secca: siccità e carestia…
-possibile ritorno di pericolose malattie indotte dal riscaldamento, tra cui ad esempio la malaria.
-crisi turistica invernale sulle Alpi
-spreco d’acqua notevole per un abuso dei condizionatori
Hanno minimizzato: lo Stato per loro si rimboccherà le maniche e finalmente si troverà un modo nuovo di approvigionare l’acqua, ad esempio tramite i dissalatori, che altre nazioni come Israele hanno sperimentato con successo, il turismo invernale sulle Alpi diverrà più simile a quello estivo, che si fonda su passeggiate ed escursioni e sul wellness.
Una profilassi generale antimalarica eviterebbe forme di contagio, per i condizionatori andrebbero stabiliti limiti di utilizzo e soprattutto introdotto un minimo termico (25°C) sotto il quale non sia consentito scendere.
Insomma per il 70% degli italiani intervistati affrontare il riscaldamento globale sarebbe più facile di quanto vorrebbero farci credere gli scienziati e gli ambientalisti con il loro pianto greco, inoltre un raffreddamento del clima porterebbe per questo settanta per cento conseguenze molto più gravi, anche sotto il profilo turistico, con la gente in fuga sempre più verso mete esotiche e crisi del nostro settore alberghiero marittimo.
Una considerazione però nasce spontanea: non tutta l’economia si sostiene sul turismo e soprattutto prima che si corra ai ripari sotto il ptofilo dell’approvigionamento idrico e dell’energia possono passare anche 30 anni. Li abbiamo 30 anni a disposizione? Con questo trend probabilmente no…
Autore : Report di Alessio Grosso
