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Il rischio “stereotipo” nelle nostre valutazioni sul clima

Gli stereotipi sono quasi sempre deleteri e limitanti e pertanto vanno superati. Come? Con il pensiero logico-razionale che ci insegna la scienza.

Editoriali - 2 Luglio 2015, ore 08.06

Il clima di generale appiattimento e impoverimento culturale che sta investendo la nostra società, pare ci stia persino privando degli strumenti concettuali minimi anche per riuscire, ad esempio, a cogliere le sostanziali differenze che esistono tra un Freud, un Aristotele o un Darwin, o quelle, ancora più importanti, che esistono sul piano logico, formale e metodologico tra una discussione che si occupa di politica, di gender, di gusti artistici o di fondamentalismo religioso e una discussione invece “scientifica” che si occupa magari di questione energetica, OGM, biotecnologie, rischi sanitari o cambiamenti climatici.

Quando infatti dobbiamo interloquire, disquisire, ragionare sul piano scientifico, non dobbiamo dimenticare che ci sono sempre delle regole da seguire, come minimo, a partire dall’utilizzo appropriato del lessico e della semantica, per arrivare poi alla logica, alla coerenza, alla formalità del pensiero, alla pertinenza, senza trascurare l’aspetto fondamentale legato allo stato generale di conoscenza-ignoranza nei confronti dei contenuti. Se una qualsiasi valutazione non risponde a questi requisiti, in genere serve a ben poco.

La scienza, da questo punto di vista, è chiara e non è per niente democratica. Torniamo quindi ai cambiamenti climatici. Noi siamo spesso abituati ad approfondire poco e a ragionare per stereotipi, per sentito dire, per ipersemplificazioni di concetti che in realtà sono molto vasti e complicati, purtroppo, pertanto, tendiamo spesso anche ad equivocare.

Per esempio, le consuete espressioni che si sentono comunemente del tipo “è tutta colpa del sole” oppure “è tutta colpa dell’uomo” o ancora “l’uomo non c’entra nulla perché il clima è sempre cambiato”, sono tutte affermazioni forzate e decontestualizzate, che non trovano riscontro nella logica, ne’ tantomeno presso la comunità scientifica.

Dovrebbe invece essere chiaro, che la scienza, per esempio, e non la sua falsa copia incarnata dai media, definisce come “inequivocabile” il riscaldamento globale che si è verificato negli ultimi decenni, ampiamente dimostrato dai dati, e non la sua origine totalmente antropica, come spesso si sente erroneamente dire. In merito alle cause, invece, indica come “molto probabile” che la maggior parte del riscaldamento globale osservato sia attribuibile alle attività umane e quindi, di conseguenza, lascia intendere che, la quasi altra metà del riscaldamento, potrebbe invece essere attribuibile a cause naturali, attività solare, variabilità interna, vulcani, influssi astronomici ecc.

L’origine dei cambiamenti climatici, infatti, è sicuramente multifattoriale, su questo non c’è dubbio, tutto conta nell’economia di un sistema complesso. Poi, naturalmente, da qui a dire che invece “è tutta colpa del sole” ce ne passa… Attualmente, non esistono prove scientifiche concrete che possano avvalorare questa tesi di completa responsabilità solare, come qualcuno vorrebbe sostenere, e la stessa cosa dicasi anche per quanto riguarda l’ipotesi legata ai raggi cosmici. Anche se questo, non esclude comunque un loro possibile ruolo, anche di una certa importanza, sul clima, allo stesso modo per cui il fatto di non avere attualmente nessuna possibilità concreta di trovare prove di vita extraterrestre non esclude una sua eventuale esistenza.

E la CO2? Questa possibile variabile impazzita, ha oramai raggiunto e superato stabilmente la concentrazione delle 400ppm., aumentando di oltre il 25% in soli cinquant’anni. Ci sono prove scientifiche, basate sui rapporti isotopici del carbonio, che stanno ad indicare che la CO2 che si sta accumulando in atmosfera è prevalentemente di origine antropica e non naturale e inoltre si conoscono, da decenni, esattamente i processi chimico-fisici alla base del meccanismo che rende questa molecola un gas serra.

Per cui, rifiutare a priori questa conclamata evidenza scientifica, indipendentemente dal suo reale impatto quantitativo, che rimane tuttora da definire, rappresenta un nonsenso logico e scientifico, sarebbe come rifiutare il fatto, ampiamente dimostrato, che il fumo di tabacco sia il principale fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari e oncologiche. Ma precisare questo, però, non significa affatto sostenere che “è tutta colpa dell’uomo”. Il clima poi, è veramente sempre cambiato?

Sicuramente sì, esistono innumerevoli prove evidenti, il problema è, che nonostante le apparenze, non si conoscono esattamente ne’ le dimensioni spazio-temporali, ne’ le combinazioni causali all’origine di questi cambiamenti climatici avvenuti nel passato, e comunque, ancora una volta, ciò non esclude che il cambiamento climatico attuale possa invece realmente seguire dinamiche del tutto peculiari e atipiche. Per cui, alla fine, dobbiamo sempre fare molta attenzione alle prese di posizione nette, perché le cose, come abbiamo visto, sono sempre molto sfumate e interconnesse.

Non dimentichiamoci che in Italia ci sono ancora milioni di persone che ragionano comunemente per stereotipi dettati dall’ignoranza e dal pregiudizio ideologico, così come ci sono ancora oltre 11 milioni di fumatori e 6 milioni di persone che ogni anno frequentano maghi, astrologi e guaritori, altro che ragionamento logico-razionale. E tutto questo, dovrebbe quantomeno farci riflettere.
 

Autore : Fabio Vomiero

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