00:00 18 Aprile 2006

La stagione dei temporali: da quelli pomeridiani sino ai notturni passando per i frontali

Con la seconda metà di aprile i temporali fanno sempre notizia sino ai primi di giugno.

La stagione dei temporali: da quelli pomeridiani sino ai notturni passando per i frontali

La seconda parte della primavera diventa stagione di temporali non solo sul centro-sud d’Italia ma anche in Valpadana e su tutto il settore prealpino, per assistere invece ad un temporale sulle Alpi bisogna attendere la metà di maggio e talvolta addirittura il giugno.

Sul settore alpino infatti la neve è ancora in grado di esercitare un’influenza negativa sui cumuli: infatti il manto nevoso assorbe solo in minima parte i raggi solari e quindi limita il riscaldamento del suolo. Dunque dal terreno ben difficilmente si staccano termiche così imponenti da dare vita a cumuli maestosi.

Anche sulle zone più interne dell’Appennino all’inizio della primavera la cumulogenesi stenta ma poi, con la rapida fusione delle nevi, diviene più spiccata.

In Valpadana sono insolazione e grado di umidità a favorire la formazione di focolai temporaleschi. E’ comunque più facile che un temporale si origine lungo la fascia pedemontana e poi punti verso la pianura, piuttosto che assistere a focolai che nascono e si muovono in mezzo alla campagna.

La convergenza delle brezze al centro delle aree cittadine e il maggior calore immagazzinato dagli edifici favorisce lo sviluppo di cumuli maestosi proprio nelle aree del centro storico, anche se difficilmente un temporale del genere riesce poi ad espandersi su tutta l’area urbana, limitandosi a produrre rovesci brevi ed isolati.

Il temporale frontale è cosa ben diversa: esso è inserito nel corpo nuvoloso che ci sta attraversando, magari in un sistema multicellulare che riesce ad autorigenerarsi per centinaia di km.

Un mare ancora freddo limita la formazione di temporali lungo la fascia costiera.

L’avanzata dell’alta pressione durante i mesi estivi comincia gradualmente a circoscrivere i fenomeni temporaleschi sempre più a nord. Sulle isole il loro numero a metà maggio comincia a diminuire drasticamente, da giugno ma ancora di più a luglio la loro area preferita diventa il settore alpino, dove si possono manifestare anche in piena notte, specie durante le fasi di grande calura: è il momento di massima stabilità atmosferica estiva.

In agosto l’instabilità tende nuovamente ad aumentare proprio a partire da Alpi ed Appennini ma cominciano a formarsi i primi forti temporali marittimi, specie sul finire del mese.

A settembre sulle Alpi tuona sempre meno, mentre diventano preponderanti i temporali marittimi, che possono scaricare veri e propri nubifragi sulle zone costiere a tutte le ore, soprattutto di notte, quando il mare risulta più caldo della terraferma.
Autore : Alessio Grosso