00:00 25 Giugno 2002

Concetti basilari sul temporale (parte seconda)

Seconda parte della teoria temporalesca a cura di Alberto Gobbi.

Concetti basilari sul temporale (parte seconda)

Il groppo è un vento forte, violento e di breve durata (pochi minuti), accompagnato da brusche variazioni nella sua velocità e direzione (wind shear) oltre che da grandine e rovesci: può provocare danni notevoli in quanto il colpo di vento tende ad essere improvviso e brusco, non dando quindi la possibilità di mettere in sicurezza oggetti non ben ancorati al suolo.

Provate a far riferimento al disegno a fianco per meglio comprendere il significato dei suddetti termini. Teniamo a precisare che si tratta solo di un modello, per cui la disposizione delle correnti va valutata caso per caso osservando dal vivo il temporale.

L’updraft raggiunge la massima velocità ad un’altezza pari a circa i 2/3 di quella dell’intera nube, poi si attenua man mano che ci si avvicina alla sommità della nube, la quale assumerà una forma ad incudine: questa è una formazione nuvolosa bianca composta quasi esclusivamente da ghiaccio e costituente la parte più alta del cumulonembo temporalesco.

La forma ad incudine si deve al fatto che le correnti calde hanno raggiunto il limite della troposfera (la tropopausa, oltre la quale si trova la stratosfera) e lì, dove la temperatura ricomincia a crescere, interrompono la propria corsa e divergono in senso orizzontale, motivo per cui si parla ancora di outflow. Il termine “outflow” si riferirà esclusivamente alle correnti discendenti che divergono a livello del suolo. Inoltre i bordi dell’incudine vengono affilati dai forti venti in quota ed essa assume quindi un aspetto a punta, specialmente nel lato sottovento della stessa. La tropopausa può essere considerata come il limite inferiore di un’inversione termica permanente la quale, in talune circostanze, può essere sfondata da eccezionali correnti ascensionali come nel caso delle supercelle, con la conseguente formazione di temporali particolarmente intensi.

Il cumulonembo raggiunge la fase di maturità quando origina un sistema di circolazione interna ben organizzato, costituito da calde correnti ascendenti (updrafts) e fredde correnti discendenti (downdrafts), oltre che da attivi inflow ed outflow. Questa è la classica cella temporalesca, o cella singola, ovvero la forma più semplice del temporale.

Nello stadio di maturità le turbolenze sono molto intense: tra le zone di discendenza (downdraft) e ascendenza (updraft) ci sono sempre delle zone di transizione, per cui una zona di ascendenza ha nel suo contorno un velocità ascensionale molto inferiore a quella che esiste nel centro. Conseguentemente un aereo lento sarà accelerato verso l’alto abbastanza gradualmente, mentre un aereo veloce subirà un forte urto, poichè attraversa la zona di transizione in un tempo molto più breve. La turbolenza inoltre è ancora pericolosa all’esterno dei Cb e anche sotto la base a causa dell’alternarsi di outflow e inflow. Si è dimostrato altresì errato immaginare l’updraft dei Cb come una colonna d’aria del tutto regolare: si tratta invece di una serie di grosse bolle d’aria calda ascendente tra le quali vi sono vortici e discendenze. Questi movimenti si possono osservare a occhio nudo (meglio con un binocolo) come una sorta di “ribollimento” nelle protuberanze delle nubi cumuliformi. Alle medie latitudini il pericolo della turbolenza è maggiore tra i 4000 e i 6000 m; al di sotto dei 2000 m e oltre gli 8000 m l’intensità della turbolenza è dimezzata.

Il collasso della cella temporalesca avviene per l’esaurimento del flusso ascendente dovuto al fatto che nel corso dell’evoluzione le correnti discendenti che accompagnano le precipitazioni tendono ad occupare gran parte della cella stessa, determinando un calo termico notevole nei bassi strati associato ad un aumento della pressione. Inoltre la temperatura dell’aria in discesa dalla nube diviene inferiore a quella presente nella libera atmosfera alla stessa quota, con annullamento degli scarti termici positivi tra nube ed ambiente esterno. Le precipitazioni decrescono progressivamente per il graduale smorzarsi delle correnti ascendenti, determinando di riflesso anche un’attenuazione del flusso discendente.

Si innesca perciò una serie di fenomeni concatenati che portano al collasso del sistema, con comune denominatore che risiede nel cessato apporto di correnti ascensionali (mancando le correnti ascensionali manca la condensazione e quindi anche il calore latente, “carburante” indispensabile per il sostentamento del sistema).

E’ comunque pacifico che l’aria fredda discendente dal Cb può formare un’altra cella temporalesca a poca distanza incuneandosi sotto l’aria calda che eventualmente troverà sul suo percorso, però la vecchia cella sarà ormai già morta, quindi la colpa della morte è delle correnti discendenti create dal temporale stesso.

A cura di www.fenomenitemporaleschi.it
Autore : Alberto Gobbi