Caldo africano, i ghiacciai alpini sotto pressione
In crisi soprattutto gli apparati alle quote poste fino a 3800 metri, ma lo scioglimento sta prendenedo piede anche sopra i 4000.
Tra i ghiacciai alpini la maggior parte si trova tra le Alpi Graie, Pennine, Lepontine e Retiche, ovvero lungo il comparto centro-occidentale della catena. Ebbene è proprio a ridosso di questi settori che maggiore risulta l’azione compressiva dell’alta pressione nord-africana di questi giorni.
Va da sè che lo zero termico posto a quote "stellari" sta mettendo in crisi gli apparati glaciali ma non solo li, anche altrove e, a dire il vero, un po’ ovunque. Lo scioglimento risulta più marcato e preoccupante fino a 3800 metri di quota. Anche l’ultimo spessore nevoso reduce dallo scorso inverno, sta per essere annientato.
Sul ghiacciaio di Presena (nell’immagine sopra) la situazione è particolarmente pesante, con le lingue glaciali che arretrano di alcuni centimetri al giorno sotto i colpi del sole cocente. Solo i settori protetti dai teli geotessiili irescono a resistere. Qui le temperature a 3000 metri arrivano anche a 15-18 gradi durante il giorno e non scendono sotto lo zero neanche di notte. Osservate a tal proposito la rilevazione inserita in alto a destra nell’immagine: alle ore 17.01 di martedì 22 agosto la colonnina di mercurio segnava +20.3°C.
Ghiacciai in affanno anche in Francia, Svizzera ed Austria, sottoposte alla medesima azione anticiclonica. E i paradisi dello sci estivo? Per ora solo le piste poste alle quote più elevate tra Zermatt e Cervinia, ovvero il ghiacciaio del Plateau Rosà (nell’immagine qui a fianco), pur "annerito" e solcato da grossi crepacci, riesce a contenere i danni nella parte più alta, ovvero intorno ai 3800 metri, ma solo grazie alle quote elevate del comprensorio.
Autore : Luca Angelini