Siccità: almeno 10 giorni senza piogge importanti su queste regioni
Siccità: l’Europa soffre, l’Italia non è da meno. E l’anticiclone continua a dominare a tratti.

La siccità che sta colpendo vaste porzioni d’Europa – dalla Francia all’intero comparto orientale del continente – non risparmia il nostro Paese. È una crisi idrica che non nasce oggi, ma che si trascina da mesi, sedimentandosi lentamente e in modo disomogeneo, con aree più colpite e altre appena in equilibrio. Il quadro attuale, però, mostra un’Italia nuovamente esposta a un trend che sembrava essersi attenuato, ma che invece torna a manifestarsi con preoccupante evidenza.
Le regioni più penalizzate sono quelle che da tempo registrano precipitazioni scarse o del tutto assenti. La Sardegna vive una condizione critica, con accumuli mensili spesso irrisori. La Valle d’Aosta e l’ovest del Piemonte non stanno meglio: qui la pioggia è mancata per settimane, e le poche incursioni instabili non hanno inciso sul deficit idrico. La Lombardia si mantiene su valori prossimi alla norma, ma senza eccessi né episodi realmente risolutivi. Il Ponente Ligure continua a soffrire, mentre sul resto del centro e del sud la situazione è addirittura peggiore, con Abruzzo, Umbria, Lazio e tutto il meridione che mostrano segnali di stress idrico ormai consolidato.
Una parentesi di instabilità è attesa tra il 23 e il 26 del mese, quando il medio Adriatico e il sud potranno beneficiare di precipitazioni sparse, anche temporalesche. Si tratterà però di fenomeni irregolari, solo localmente importanti, probabilmente non sufficienti ad incidere in modo significativo sul bilancio idrico stagionale, sarà comunque un discreto palliativo per Puglia, Lucania, Abruzzo, Calabria ed est Sicilia. Lo vediamo in questa mappa riassuntiva dei fenomeni attesi nell’intervallo temporale indicato sopra, secondo il modello ECMWF su base grafica Meteociel:

Al nord, sulle regioni centrali tirreniche e sulla Sardegna, invece, come vedete non è attesa alcuna pioggia: un’assenza che rischia di aggravare ulteriormente una situazione già compromessa.
Il motivo è sempre lo stesso: la protezione anticiclonica, solida, persistente, quasi ostinata, di nuovo invadente ovunque dal 27 in poi, come si vede nella mappa prevista dalla media degli scenari del modello GFS (condivisa peraltro da quasi tutti i modelli) per il 30 settembre su base grafica Meteociel:

L’anticiclone continuebbe insomma a dominare la scena meteorologica europea, impedendo l’ingresso di perturbazioni organizzate e relegando le precipitazioni a episodi “di straforo” (anse depressionarie). Finora proprio i temporali hanno permesso al nord di recuperare parte del deficit idrico accumulato nei mesi scorsi, loro le speranze le nutrirà parte del centro-sud. Ma la stagione avanza, la frequenza dei fenomeni convettivi diminuisce, e il loro contributo si sposterà progressivamente sempre più a sud.
C’è qualche speranza di vero cambiamento ad ottobre? Si, certamente ci sono modelli che ipotizzano un indebolimento dell’anticiclone durante la prima decade del mese, ma al momento l’attendibilità di queste proiezioni non può che essere necessariamente molto bassa, stante la distanza temporale: 25%.
Se l’anticiclone non crollerà in modo netto, il rischio è quello di dover attendere non tanto ottobre, quanto addirittura novembre per vedere piogge diffuse e significative. Una prospettiva che, pur preoccupante, non sorprende: gli ultimi anni ci hanno abituati a un’estate che si prolunga ben oltre i suoi confini tradizionali, con un autunno spesso tardivo e poco incisivo dal punto di vista pluviometrico.
Il trend è chiaro: stagioni sempre più dilatate, anticicloni più resistenti, perturbazioni meno frequenti e meno efficaci. In questo contesto, ogni episodio piovoso diventa prezioso, ma raramente sufficiente. La siccità non è più un evento solo relativamente frequente, ma un fenomeno strutturale con cui l’Italia – e l’Europa – devono fare i conti.
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