L’Italia in vacanza: dalla preoccupazioni per freddo e maltempo al solleone
Vita da spiaggia...(freddo permettendo).
L’ombrellone. Anche quando la spiaggia è deserta, tira un Libeccio a 30 nodi e piove a tratti l’ombrellone resta un’istituzione, un totem. Che sia chiuso o aperto l’ombrellone è sacro e se occupi un posto non tuo in spiaggia si scatena la bagarre.
Ero in Toscana, al mare, a congelarmi, come spesso mi accade da quando, alcuni anni fa, decisi di spostare la villeggiatura al lido in giugno. Mare freddo, aria fredda, nessun bagno, molto vento, quasi sempre vestiti, meglio cambiare, né…?
Unica consolazione: l’essere quasi soli a godersi il mare e la spiaggia. Una consolazione che è venuta meno quest’anno, da quando ho avuto un incontro ravvicinato con il bagnino per l’occupazione indebita di un posto spiaggia che non mi era stato assegnato.
Quando la tua famiglia si allarga e arriva un bimbo entri nel club: cioè ti si spalancano le porte della cortesia e della disponibilità.
Quando entri in un locale o in questo caso in un bagno gestito tutti ti guardano, si aprono in mille sorrisi, prestano attenzione al tuo pargoletto e cercano di agevolarti in ogni modo. Così quando tutti comandano nessuno più comanda, ma è il kaos a prevalere. “Con questo tempo non c’è nessuno, si metta pure dove vuole” dice uno dei responsabili. Vado allora in prima fila a godermi il mare agitato, giusto di fianco alla passerella, utilissima per il passeggino. Mi siedo e mi accorgo d’essere osservato: è il bagnino che mi fulmina con lo sguardo. “Non è questo il suo posto, qui è tutto occupato, ci sono gli stagionali”. Niente da obiettare per carità. Il bello è che la spiaggia rimarrà quasi deserta sino all’ultimo giorno, quando, beffa delle beffe, arriva il solleone.
Per 15 giorni quei posti “occupati” rimangono desolatamente vuoti, io resto seduto con la mia famiglia in fondo al bagno sotto il mio ombrellone defilato, lontanissimo dalla passerella e guardo sconsolato quella fila di “cipressi” chiusi e tristi. Forse la nostra presenza là davanti avrebbe dato un tocco di colore in più alla spiaggia, ma tant’è. Gli altri suoi collaboratori non sanno più che dirmi, sono basiti, Deduco che il bagnino non è molto diplomatico e non sa fare affari, ma è anche un vero despota, poveri clienti.
Trascorrono i giorni: i raggi di sole si impongono per qualche ora in più e nelle ore più calde la spiaggia si popola di bambini e di qulche mamma o nonna. Non sono loro però i protagonisti, bensì i venditori ambulanti di colore che arrivano da ogni angolo della spiaggia carichi all’inverosimile di occhiali, ombrelli, foulard, orologi, sandaletti. Ne passa in media uno ogni 120 secondi, battendo il record del 2007 che era di uno ogni 130 secondi. Con discrezione (quasi tutti) ti invitano all’acquisto, tu ringrazi ma declini e loro riprendono la loro infaticabile marcia lungo la battigia. In fondo li ammiro perchè io una fatica fisica del genere
non potrei sostenerla.
Le amicizie di costoro con le mamme non mancano e qualcuno sosta sulle sdraio maledicendo il tempo che ha mandato in fumo i loro affari, così come ha prodotto un calo del 30% di turisti in spiaggia. Tra un acquazzone e l’altro, qualcuno tenta anche di entrare in acqua ma il solito bagnino ricaccia tutti sotto l’ombrellone. “Con la bandiera rossa niente bagno”, sentenzia e come dargli torto.
Capita anche che qualcuno ti riconosca e passi almeno 15 minuti ad elencarmi tutti i temporali violenti e le nevicate degli ultimi 20 anni nella sua città d’origine. Arriva la sera. Una volta si andava a fare due passi per godersi il fresco: ora per uscire e difendersi da vento e freddo occorre quasi il maglione. “Per forza, conclude un signore, è giugno, non agosto”.
Il mito dell’agosto insomma non tramonta mai. E’ vero: in agosto il mare è più caldo ma di temporali in spiaggia ne ho preso comunque tanti anche durante il mese del solleone per eccellenza.
Rientro a casa e trovo il caldo che, invano, abbiamo atteso per 15 giorni e mi sento tanto come Paolo Villaggio.
Autore : Alessio Grosso