Meno inquinamento grazie ai batteri
Utilizzando dei particolari batteri è possibile rendere innocue alcune sostanze tossiche prodotte dalla combustione del carbone.
L’enorme progresso tecnologico degli ultimi decenni ha portato, come rovescio della medaglia, a delle forme di inquinamento sempre più sottili e sofisticate, più insidiose per la salute dell’uomo e più difficili da rimuovere.
Per combattere un qualcosa di infinitamente piccolo come le polveri sottili o le molecole di naftalina servono delle “armi” altrettanto microscopiche, studiate ad “hoc” per questo scopo.
Alcuni scienziati della Cornell University hanno condotto una ricerca su dei batteri in grado di nutrirsi di sostanze tossiche e di produrle, biodegradate nei loro rifiuti, ossia trasformate chimicamente in modo da non recar danno all’ambiente.
Utilizzando la tecnica del “sondaggio isotopico stabile” (ossia lasciando agire diversi tipi di batteri in condizioni di sicurezza) su un sito contaminato è stato possibile isolare la varietà CJ2 di Polaromonas naphthalenivorans che, come suggerisce una parte del nome, è un batterio capace di cibarsi della naftalina prodotta nelle contaminazioni da catrame.
Sicuramente il naftalene è meno tossico del catrame ma la scoperta è importante perché la stessa tecnica potrebbe essere utilizzata ad esempio per ripulire tutte le officine produttrici di gas.
Infatti, in questi impianti che forniscono gas per abitazioni e illuminazione pubblica, viene bruciata una gran quantità di carbone con un’elevata produzione di scorie tossiche.
I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sul periodico “Proceedings of the National Academy of Sciences”.
Autore : Report redazione