00:00 6 Aprile 2004

Le turbolenze d’aria ci dicono se pioverà?

Presentato un nuovo studio che potrebbe consentire un miglioramento nella previsione delle piogge.

Le turbolenze d’aria ci dicono se pioverà?

Invocata nei lunghi periodi di siccità, temuta durante le alluvioni e le piene dei fiumi, la pioggia è una delle “meteore” (così sono dette le cose che cadono a terra dal cielo) che a volte può far sballare una previsione in pochissime ore.

La “colpa” è dei capricci della Natura o dell’uomo che non sa studiarne a fondo i segreti per coglierne i segnali giusti da seguire ?

Come è noto, le piogge hanno origine dalle minuscole goccioline di vapore che compongono le nuvole. In determinate condizioni, aumentano di volume, divengono più pesanti fino a non essere più sorrette dai venti e cadono in basso sotto forma di precipitazione.

Questo processo di crescita parte molto lentamente ma, non appena le gocce raggiungono un diametro di 20 micron (20 milionesimi di metro, circa 1/15 del diametro di un capello), avviene una rapida accelerazione per fusione. La pioggia più sottile ha gocce di appena 200 micron che cadono con una velocità di 0.5 m/s (circa 1.8 km/h), mentre quelle di dimensioni standard misurano un millimetro e cadono a 9 m/s (circa 32.4 km/h).

Alcuni scienziati israeliani del Weizman Institute of Science di Revohot, hanno individuato nelle turbolenze atmosferiche all’interno delle nubi il fattore determinante per un rapido processo di aggregazione.

In particolare, sono i vortici d’aria che consentono alle gocce di diventare tanto grandi fino a cadere a terra, dopo aver formato dei grandi gruppi che entrano in collisione a ritmi più elevati.

Basandosi su questa teoria, hanno modificato alcuni modelli matematici utilizzati per prevedere le piogge, introducendo i parametri necessari per tener conto anche di questi mulinelli d’aria.

I risultati ottenuti, pubblicati sulla rivista “Nature” sono stati molto incoraggianti: le previsioni della pioggia a breve termine (fino a 3-4 giorni) sono più efficaci del 30%. Le ricerche proseguono per affinare ulteriormente questa tecnica ed estenderla anche alle previsioni a più lungo termine: potrebbe essere davvero un aiuto in più per i meteorologi.
Autore : Simone Maio