00:00 18 Marzo 2004

In Vallée i vitigni più alti d’Europa

Tutti i segreti di uno straordinario ciclo vitale che si rinnova ogni anno a 1200 metri di altitudine, a pochi chilometri dalle nevi perenni del Monte Bianco!

In Vallée i vitigni più alti d’Europa

In Valle d’Aosta, a pochi chilometri dal confine con Francia e Svizzera, a quote prossime ai mille metri, trovano spazio i vitigni del Blanc de Morgex et de La Salle. Siamo in Valdigne, il tratto terminale della regione più piccola d’Italia, non lontano dalla plurigettonata stazione turistica di Courmayeur: sono i vigneti più alti d’Europa!

Si potrebbe restar stupiti di fronte all’eccezionale quota di crescita di questa vite, di fatto a pochi chilometri dai ghiacciai eterni del Monte Bianco. Eppure, nonostante condizioni climatiche che sulla carta sembrerebbero proibitive, questa vite riesce a guadagnare altitudini comprese tra gli 800 ed i 1200 metri sulla sinistra orografica della valle solcata dalla Dora Baltea, nei territori comunali di Morgex e di La Salle.

Argomentando sulle origini di questo vitigno, molto probabilmente antichissime, nei dépliants informativi si legge: «L’ipotesi più attendibile propende a considerare questo vitigno come autoctono, selezionato cioè attraverso i secoli dagli antichi abitanti della Valdigne per le particolari caratteristiche di adattamento alle condizioni climatiche locali».

La chiave della straordinaria capacità di adattamento di questa specie vegetale ad un ambiente naturale sicuramente abbastanza ostico e difficile, sta tutta nella brevità del proprio ciclo vegetativo, caratterizzato da un germogliamento tardivo e da una maturazione precoce.
Infatti, in considerazione della rigidezza del clima della zona, sarebbe impossibile pensare ad un processo vitale con tempi più lunghi.

Inoltre questo vitigno viene allevato su pergole assai basse, onde evitare i danni dovuti al vento, che qui -come tutti gli ambienti di montagna- può arrivare a soffiare molto forte, ed al gelo, anche questo assai temibile nel semestre freddo.

Ma il segreto è ancora un altro, di eccezionale valore naturalistico: la pergola bassa dà infatti la possibilità al calore accumulato dal terreno nelle ore diurne di essere trasferito e parzialmente assorbito nella fase notturna dalla pergola stessa.
Questo consente di sfruttare al massimo l’energia disponibile nelle quattro stagioni dell’anno. Infine, l’esposizione a meridione evita i danni dovuti a lunghi periodi di innevamento.

Il successo di questo vitigno ha anche un’altra spiegazione: a queste quote e con queste condizioni climatico-ambientali, infatti, ogni possibile insidia derivante dalle malattie del vitigno viene meno.
Le crittogame sono rese di fatto poco temibili e questo consente di ridurre i trattamenti antiparassitari, limitati all’essenziale, nel disegno di un prodotto degnamente distintosi per la propria genuinità.
Autore : Emanuele Latini