Quanto veleno c’è sulla frutta?
Secondo un'indagine di Legambiente la metà di frutta e verdura che arriva sulle nostre tavole è contaminata da pesticidi.
L’estate, oltre al sole, al caldo e alla voglia di trascorrere il tempo libero all’aperto porta sulle nostre tavole moltissima frutta.
Sembrerebbe un luogo comune ma i metodi di coltivazione non sono più quelli di un tempo e ormai siamo così abituati all’idea che non ci preoccupiamo più di tanto se sulle nostre pesche, sulle susine o sulle mele ci siano i residui dei pesticidi.
Legambiente ha recentemente stilato un rapporto secondo cui un frutto su due è contaminato da erbicidi, antiparassitari e fungicidi, specialmente se proveniente dai Paesi esterni alla Comunità europea dove le leggi in materia sono più tolleranti o addirittura inesistenti.
Le analisi condotte nei laboratori dell’Arpa e delle Asl hanno confermato che il 50% dei campioni presi in esame conteneva almeno un residuo attivo di qualche veleno usato per la coltivazione.
Le cose vanno meglio per la verdura, risultata pulita nel 75% dei casi e con solo il 5% dei campioni contaminato da più di un pesticida.
Purtroppo la legislazione in materia è antiquata e ad esempio consente ancora l’impiego di sostanze come il dimetoato, il promicidone o il vinclozolin da tempo riconosciute come potenzialmente cancerogene.
Un dato inquietante è che a volte le analisi sugli alimenti sono condotte in maniera un po’ superficiale e frutta e verdure giudicate “pulite” in certe regioni risultano invece contaminate da controlli più accurati fatti in altre ma del resto siamo Italiani e queste cose le conosciamo bene.
Per tutelarci sicuramente è bene sciacquare adeguatamente i cibi prima di consumarli, meglio se con bicarbonato o altri disinfettanti ad hoc. Un’altra forma di prevenzione che abbassa i rischi è quella di sbucciare anche i frutti che tradizionalmente si mangiano tutti interi.
Autore : Simone Maio