00:00 29 Agosto 2007

Questione alto-atesina, turismo ed Eva Klotz: altre lettere alla redazione

Visto lo strepitoso successo della discussione proponiamo altri contributi, anche locali.

Questione alto-atesina, turismo ed Eva Klotz: altre lettere alla redazione

Buon giorno a tutti, desideravo esprimere una mia opinione sulla discussione aperta in merito alla questione Alto Adige-Eva Klotz con le varie ripercussioni calcistiche giusto per far sentire una voce altoatesina “doc”. Sono nato e abito in questa stupenda provincia che, come tutti i posti al mondo, ha le sue luci e le sue ombre. La storia ha fatto si che nel bene e nel male da circa ormai 100 anni convivano su uno stesso territorio persone di lingue diverse (circa 70% di lingua tedesca, 25% italiana, 5% ladina) e questo ovviamente ha generato e tuttora ancora provoca delle tensioni, ma è anche una occasione fastastica di arricchimento per tutti, come sempre accade quando più culture si confrontano e si aprono. Accanto a realtà più o meno mono-lingue come le vallate sudtirolesi, ci sono le città, dove sono sempre più in aumento le famiglie misti-lingue e l’integrazione tra i gruppi. Questo processo, ora facilitato dalla larga autonomia della provincia, per cui il gruppo tedesco non si sente più minacciato nella sua sopravvivenza, conosce via via accelerazioni e brusche frenate a seconda del prevalere del buon senso o degli estremismi. Sicuramente la signora Klotz fa parte di quest’ultima corrente ma appartiene fortunatamente ad una minoranza, anche se la sua politica, fatta di strilli e proclami, è quella che in apparenza potrebbe sembrare la più forte (avviene lo stesso per i nostri politici a Roma). In realtà poi, pur in una realtà ancora abbastanza separata tra i vari gruppi e con le dovute eccezioni, la gente non ha più grossi pregiudizi verso ciò che è estraneo alla propria cultura. Penso ad esempio al mio ambiente di lavoro tipicamente misti-lingue o al fatto che mia figlia inizierà tra poco la scuola materna in lingua tedesca, proprio perchè sono sempre più le persone che considerano il contatto tra le etnie un occasione di arricchimento più che un limite. Per quanto riguarda i finanziamenti del governo bisogna un po’ sfatare certe leggende. E’ vero che l’Alto Adige gode di una situazione privilegiata ma non in quanto “succhia” denaro alle altre regioni, ma poichè riceve di ritorno dallo Stato il 95% delle imposte versate dai suoi stessi cittadini. Queste servono per amministrare il territorio e coprire le spese delle vaste deleghe che la provincia ha nei vari settori: sono infatti di amministrazione provinciale anche le scuole, la sanità, le strade, ecc. al punto che di competenza statale è rimasto veramente molto poco. Ebbene, pur considerando certe manie di “gigantismo” e le varie “mafie” locali anche qui presenti, chiunque passi per l’Alto Adige può osservare che questi soldi vengono decisamente spesi bene. Mi fermo qui per non annoiare nessuno. Esistono sicuramente molti problemi aperti in questa provincia, molte storture, egoismi, chiusure, ma c’è anche una gran fetta della società che desidera lasciarsi alle spalle il passato e guardare con fiducia ad un futuro comune. Purtroppo spesso è quella che fa meno rumore. Ciao!
Ivo Cordioli

Cara redazione e caro Alessio Grosso,
anch’io, che da dieci anni mi reco regolarmente in Sudtirolo e da tre in Val Pusteria, a Pfalzen appena sopra Brunico, vorrei esprimere qualche considerazione sul tema e su tanti luoghi comuni che, da una parte e dall’altra, creano non solo equivoci ma anche spiacevoli conseguenze, tanto meno giustificabili quando si pensa che siamo nel sec XXI e persino le frontiere amministrative sono venute meno nella Comunità europea.
Io e mio marito ci rechiamo sempre in val Pusteria perché ci troviamo bene: il tempo è generalmente bello, i servizi sono eccellenti, i prezzi un po’ meno (la zona si sta … “italianizzando”!) e non ci siamo mai trovati male con la gente del luogo. Anche noi abbiamo conoscenti e amici al di qua e al di là del Brennero, abbiamo girato praticamente tutta la provincia di Bolzano, e solo sullo Sciliar qualche anno fa abbiamo trovato un ristoratore fanatico che parlava solo tedesco e che agli italofoni assegnava camere più brutte. Dopo tre giorni ce ne siamo andati, letteramente scuotendo la polvere dalle scarpe e rilasciando una pessima pubblicità a quell’esercizio e a quel signore. Se vi capita qualcosa del genere consiglio di adottare questo atteggiamento e/o di lamentarvi presso l’Apt.

Quest’anno siam stati per un breve peridodo in Val Ultimo e abbiamo trovato persone gentili ed educate, pronte a parlare in italiano qualora cene fosse bisogno. Anche le persone comuni, quelle che non svolgono attività turistica, ci sono sempre venuti incontro qualora avessimo bisogno di un’indicazione o di un aiuto; un anno ad Appiano un signore si è messo alla guida della sua vettura pur di aiutarci a trovare una locanda che non sapevamo raggiungere e per la quale, viste le sue difficoltà linguistiche, non riusciva ad aiutarci. Quanto al bilinguismo, io personalmente lo trovo stucchevole; perché mai, come dice il lettore Filippo Scotti, ci dovrebbero essere informazioni in italiano quando il 100% delle persone parla tedesco? A me quelle scritte dan fastidio, come tutta l’opera di quello sciagurato del Tolomei, che nel ventennio fascista pensò bene di italianizzare i toponimi dell’Alto Adige con scelte deliranti (tanto per citare una valle ricordata, “Val Ultimo” è la traduzione oscena e irricevibile di Ultental). Poi, si sa, le ferite della storia sono lunghe e difficili da sanare, soprattutto in posti come il Sudtirolo, dove la cultura tradizionalista e conservatrice, propria della montagna, è andata a braccetto con indipendentismi sollecitati anche da una certa inerzia dello Stato italiano fino ai primi anni Settanta. Ma ora i tempi cambiano, e la gente anche, e se non lo fa per amore lo fa per forza. Nel 1998 in Val Venosta i turisti italofoni erano 1 su 10; adesso siamo, occhio e croce, a quattro su dieci (a Merano e Lagundo molti di più), e i tedeschi e gli austriaci preferiscono, su loro stessa ammissione, rivolgersi a mercati turistici meno cari, come la Slovenia, la Carinzia, i paesi dell’Est… Non avete notato come sono aumentate esponenzialmente le pubblicità sul Sudtirolo nei nostri giornali e in TV? E ora l’assessore al tursimo della provincia di Bolzano ha capito che bisogna puntare non solo sui turisti italofoni, ma anche su quelli inglesi ed europei e proprio quest’anno è partita una campagna di promozione del Sudtirolo per i paesi anglosassoni, il Belgio e la Francia. Insomma, la povera Eva Klotz si potrebbe ritrovare a Brunico non solo l’Inter, ma anche il Manchester United… Tra l’altro la pasionaria e il suo partito UFS hanno ben pensato di affiggere in ogni comune sudtirolese un manifesto a strisce rosse e bianche con scritto “Suedtirol ist NICHT Italien” (il Sudtirolo non è Italia). Posso assicurare che molti ristoratori sudtirolesi hanno visto quell’inziativa con fastidio: si sa che a toccare la gente nelle tasche… Del resto l’UFS è una minoranza in Sudtirolo, esattamente come certi nostri partiti che fanno i botti e poi si attaccano al carro delle maggioranze. E qui mi fermo, altrimenti si trascende.

Vorrei infine raccontarvi quello che è successo quest’anno a me e mio marito, che dopo la vacanza in Pusteria e la gita in Val Ultimo abbiamo deciso di soggiornare in Val di Non. Arriviamo domenica pomeriggio a Fondo, sono le 16. L’Apt è chiusa e non c’è l’elenco delle strutture alberghiere. Ci spostiamo a Malosco e anche qui Apt chiusa e l’elenco degli alberghi inesistente. Ci attacchiamo alla rubrica telefonica, ma le prime sette telefonate non danno frutto: o assicuriamo tre pernottamenti o non ci danno ospitalità, anche pagando un po’ di più. Alla fine troviamo un agriturismo gestito da un trentino emigrato in Canada per vent’anni che ci ospita per la notte, e dal quale ci troviamo così bene che ci fermiamo altri tre giorni. In questo agriturismo siamo gi unici ospiti italiani: ci sono australiani, inglesi, tedeschi, olandesi. Tutti si erano imbattuti nel nostro stesso problema, e tutti riconoscevano che “al confine” (la Val di Non è trentina, ma ha l’ultimo lembo sudtirolese) le cose erano ben diverse. Se quell’agriturismo non ci avesse accettato io e mio marito ce ne saremmo tornati in Sudtirolo, nella Val di Non di lingua tedesca, dove anche alle otto di sera il paesino più piccolo ha un’Apt dove trovi elenchi aggiornati delle strutture e dove ti ospitano anche solo per una notte senza chiederti di pagare un mutuo per la camera. Questi sono fatti, le parole lasciano il tempo che trovano, con buona pace di Eva Klotz e degli imbecilli dell’una e dell’altra sponda.
A proposito: l’Inter fa un affarone a stare a Brunico, dove ci sono delle strutture sportive eccezionali. Quelle della Roma a Castelrotto, sempre in Sudtirolo, sono appena più modeste (ma sempre eccezionali). Da tifosi juventini io e mio marito siamo andati a Pinzolo a vedere dove fosse ospitata la Juve… Con tutto il rispetto per Pinzolo, che è bellissima e suggestiva e adorabile per chi ama la montagna, la differenza si percepiva immediatamente.
Un saluto a tutti, tifosi interisti compresi! E scusate la mail prolissa, ma anch’io sono appassionata della storia e della cultura di questa terra, è dal 1984 che frequento gente del posto e quindi anche per me parlare di tale questioni è quanto mai… invitante.
Paola Comelli

Egr. Sig. Grosso,

a parte lo stupore per la presenza dell’argomento su un sito di tutt’altro contenuto e altamente professionale come il vs., trovo una discussione su un argomento del genere molto interessante, soprattutto in questo momento, quando i privilegi delle Provincie/Regioni a statuto speciale sono un po’ nell’occhio del ciclone, visti le innegabili sperequazioni che questi comportano con le altre regioni, specie se confinanti. Cosa c’entra questo con l’Inter, dirà lei? C’entra eccome, perchè è noto che le località turistiche offrono la sistemazione alle squadre in ritiro in cambio di un ritorno pubblicitario; e fin quì niente di male, si tratta di un normale scambio commerciale. Il problema sorge quando si consideri che le località turistiche altoatesine, proprio in virtù dell’autonomia e quindi della considerevolmente maggiore disponibilità economica proveniente dai trasferimenti statali, possono permettersi di investire molto di più per promozioni di questo genere di quanto non possano fare località limitrofe appartenenti a regioni a statuto ordinario, dalle quali i fondi destinati all’Alto Adige vengono prelevati sotto forma di imposte. In altre parole: Brunico spende per ospitare l’Inter e promuovere la propria immagine anche i soldi delle imposte raccolte in quei comuni veneti, lombardi, piemontesi che in termini turistici sono suoi “concorrenti” e che invece i soldi per fare promozione non ce li hanno e sono quindi “cornuti e mazziati”. Infatti da una parte li si spreme come limoni e dall’altra una parte dei soldi raccolti vengono trasferiti in Alto Adige a comuni turisticamente concorrenti che li spendono per farsi pubblicità.
Quindi, fermo restando che gente come Eva Klotz è la dimostrazione vivente del detto che “la madre dei cretini è sempre incinta”, penso che il problema non sia se l’Inter debba o no andare in ritiro a Brunico (personalmente se fossi Moratti non solo ci andrei in ritiro, ma ci trasferirei anche la sede della società solo per fare un dispetto a Eva Klotz), ma se sia giusto che Brunico paghi il ritiro dell’Inter con i miei e i suoi soldi; e questo non perchè nessuno dei due, mi par di capire, è interista, ma perchè ciò è discriminante verso i comuni turistici delle regioni a statuto ordinario che questi soldi non li vedono neanche col binocolo.
“Però l’Alto Adige è un’altra cosa” mi dirà lei “ha un’altra storia, esiste un problema etnico-linguistico ecc. ecc”. Ma è proprio vero le rispondo io? Che percentuale della popolazione altoatesina oggi può dire di essere stata austriaca? Solo quelli che hanno almeno 90 anni. E quanti sono? E’ giusto che in nome del passato di poche centinaia di persone lo stato italiano versi alla Provincia autonoma di Bolzano l’equivalente di circa 11’000 € pro capite residente all’anno? La Provincia giustamente ridistribuisce questi soldi alla popolazione sotto forma di servizi e contributi (per la casa, per lo studio ecc.). Provi a pensare, per una famiglia di 4 persone sono l’equivalente di 44’000 € in servizi e contributi goduti nel corso dell’anno…quanti capifamiglia ci sono nel resto d’Italia che possono dire di avere un reddito di 44’000 € netti all’anno? Secondo me molto pochi.
E poi è proprio vero che vivere in Alto Adige è tanto diverso, in termini di difficoltà e risorse, dal vivere in provincia di Belluno o di Sondrio?
Vivere a Dobbiaco o a Trafoi è tanto più difficile e richiede tante più risorse per un residente che vivere ad Auronzo di Cadore o a Bormio? Secondo me no, anzi.
Sono veneto, conosco benissimo l’Alto Adige perchè lo frequento assiduamente per lavoro e vacanze da 35 anni, ho casa in Alto Adige e amici altoatesini, sia italiani che tedeschi e ho sempre pensato che l’annessione all’Italia sia stato un errore storico: il Sudtirolo è terra di lingua tedesca e tale doveva restare. Il confine giusto per me avrebbe dovuto essere a Salorno, ma visto che le cose sono andate in un altro modo adesso non ha più senso discuterne, con buona pace di Eva Klotz e degli altri zucconi come lei.
Oggi l’Alto Adige è in Italia da 90 anni, i suoi cittadini sono cittadini italiani come me e lei, Sig. Grosso, la maggior parte tifa Juve o Milan o Inter, perchè allora io e lei il mutuo per la casa ce lo dobbiamo pagare tutto e al mio amico Peter la Provincia di Bolzano gliene regala metà? Perchè noi ci dobbiamo subire il “caro-gasolio” e lui no? (Adesso hanno anche i buoni benzina). Soprattutto perchè lui queste agevolazioni deve averle anche grazie ai miei e ai suoi soldi? Lo sa che per questi motivi la regione Veneto rischia di smembrarsi perche metà dei comuni della provincia di Belluno hanno fatto o stanno per fare un referendum per passare alla Provincia di Bolzano o di Trento? E che in ottobre lo faranno tutti i comuni dell’Altopiano di Asiago? E che stanno per farlo i comuni della parte veronese della Valdadige?
Gli ultranazionalisti sudtirolesi dovrebbero riflettere sul fatto che per l’Alto Adige essere stato annesso all’Italia è stato come vincere alla lotteria. Vogliono tornare in Austria? Prego si accomodino. Ma prima ci restituiscano tutti soldi che abbiamo loro regalato in 90 anni e poi tornino pure di là, a tirare la cinghia.
Lettera non firmata
Autore : Redazione