Nel passato ci furono tempeste (o dei quasi uragani) come quello in arrivo sabato sul Tirreno? Vi presentiamo l’evento del 6 novembre 2000
Il 6 novembre 2000 nel Tirreno settentrionale e in particolar modo nel Mar Ligure si è verificata la più grande mareggiata proveniente da Sud mai misurata strumentalmente.
Anche per chi vi scrive prima del 6 novembre 2000 una bella bufera di neve sarebbe stata un buon motivo per passare la notte insonne davanti alla finestra. Poi ho visto di cosa è capace il mare.
Riporto un brano della mia tesi in ingegneria costiera che come il mio rapporto con il mare è stata profondamente segnata dagli eventi del 6 novembre.
«…In seno ad un periodo dominato dalla prevalenza di correnti temperate oceaniche e connessa, inevitabile, piovosità (di frequenza e consistenza assolutamente normali per la climatologia stagionale della Liguria), per i giorni 6 e 7 novembre si delineava un marcato peggioramento del tempo. Occorre ancora una volta rilevare che vento e mare non entrano che per rapidi cenni nelle pur numerose rubriche di informazione meteo quotidiane, a quei fini pertanto inutilizzabili.
E in ogni caso, nessun bollettino fra quelli di maggiore ascolto e accessibilità aveva indicato, sia pure come vagamente probabile, una forte aggressività del vento e del mare sulla Liguria nella perturbazione in arrivo dall’Atlantico. I Francesi furono, nell’occasione, più sfortunati ma assai meglio informati: la sera del 4/11, il Servizio Nazionale Meteo France, da France-2, avverte i cittadini che sulla metà Nord del loro Paese sta per abbattersi una tempesta di rara intensità, con regime di venti occidentali a uragano: 120-140 Km/h, e possibili raffiche anche più elevate.
Perché quella tempesta lo è, un ex uragano caraibico: invecchiato e alla deriva verso l’Europa occidentale secondo una traiettoria abbastanza inusuale, che si è mantenuta più a sud del solito.
Si chiama Josephine e, cosa rara, nel suo cammino verso l’Europa è previsto un suo rinvigorimento, con un minimo centrale di pressione di soli 952 hectoPascal. Il giorno dopo, il 5, la Bretagna, la Normandia e altre regioni settentrionali francesi sono devastate da Josephine, ormai ciclone atlantico di tipo quasi esplosivo -si ricorda che una ciclogenesi si definisce esplosiva quando la depressione si approfondisce ad una velocità uguale o superiore a 24 hPa – con minimo centrato a NO della Cornovaglia e approfondito a ben 947 hectoPascal.
Alcune raffiche arrivano a 90/95 nodi: 170 Km/ora. È uragano conclamato. Sia la profonda depressione che l’annesso sistema frontale si rivelano assai mobili, tanto che già dalla sera del 5 comincia a piovere sull’estremo Ponente della Liguria. È subito pioggia di quella «arrabbiata»: brutto segno. In tarda mattinata, quasi improvviso, si presenta il vento. E un S/SW, come temuto, e cresce d’intensità in maniera repentina.
Cresce assai rapido anche il mare, con onda lunga che, è riprodotta da un vento lontano e cresce rapido, a dismisura, contrastando lo sfocio dei torrenti. Ben presto lo si stima a forza 7 scala Douglass, mare grosso: raro anche in Atlantico, eccezionale in Mediterraneo.
Il vento si è fatto violentissimo; è sempre un Ostro – Libecciato (con intensità mantenuta per due ore a Imperia di 64.7 nodi, oltre la soglia dell’uragano che è fissata nella scala Beaufort a 64 nodi!), ma gli anemometri indicano la tendenza a disporsi nettamente da SW. E il segno che presto saranno guai nell’opposta Riviera, quella di Levante, più sopravvento di quella di Ponente al Libeccio franco. Il tempo del Ponente poi migliora: non piove più, e il vento in loco, da tempesta cala a burrasca, poi solo a vento forte (ma il mare rimane ancora “spaventoso”…»
La boa della Rete Ondametria Nazionale posta davanti a La Spezia ha misurato quel giorno onde con un’altezza significativa (che ricordo essere l’altezza del terzo medio più alto) pari a 5.77 m quando la massima altezza d’onda significativa proveniente da quel settore mai misurata è stata di 3.80 m. Ciò ha reso oltremodo difficile stimare il tempo di ritorno associato all’evento che comunque nella migliore delle ipotesi si aggira intorno ai 100 anni.
Quel giorno le onde oltrepassavano la diga foranea del porto di San Remo (e per la verità anche di quasi tutti gli altri del Mar Ligure) senza alcuna fatica e così facendo entrano direttamente dentro la darsena, tra le barche, provocando ingentissimi danni alle cose ma miracolosamente nessun ferito.
L’eccezionalità dell’evento meteorologico è documentata dalle immagini che io stesso ho scattato quel giorno.
Ogni volta che guardo il mare non posso evitare di ripensare a quanto possa essere spaventoso e spettacolare allo stesso tempo e a quanto possano essere sprovveduti e presuntuosi quanti partono per sfidarlo. Se vincono è solo perché lui non ha gareggiato.
Autore : Federico Sara