Global warming: quello che non si dice…
La dottrina del global warming ha attecchito tra la popolazione che però non sembra preoccuparsi troppo.
La vita è breve, difficile, tormentata, almeno per la maggior parte della popolazione, troppo dura per potersi preoccupare anche del clima, ammesso ma non concesso che abbia veramente bisogno di noi per "tirare avanti".
Il punto è però un altro: il cambiamento climatico non è affatto una burla, come si legge dall’accostamento delle prime pagine di Newsweek della metà degli anni 70 e del 2006, in cui si dipingono due scenari totalmente opposti, l’uno verso il freddo, l’altro verso il caldo.
Il cambiamento climatico è una realtà, semplicemente perchè il clima cambia sempre e da sempre, non è un’entità statica, non raggiunge degli equilibri costanti, non è una persona che deve camminare sul filo della razionalità per non scivolare su strade devianti ed assumere comportamenti lesivi e pericolosi per sè e per gli altri.
Il clima va per la sua strada. L’uomo inquina tantissimo, ne combina di tutti i colori, ma la sua influenza sull’atmosfera risulta complessivamente marginale, perchè se il clima decidesse di virare verso un’era glaciale o verso una fase di optimum simile a quella del periodo medievale, cioè con 3°C in più rispetto ad oggi, certamente non chiederebbe il permesso a noi e se infischierebbe dei gas serra, soprattutto a questi livelli di concentrazione.
La forzante antropica ci può anche stare ma sia che favorisca o accentui raffreddamenti naturali o riscaldamenti altrettanto naturali, qualcuno nel mondo soffrirà sempre, perchè un clima più caldo o un clima più freddo porterà inevitabilmente conseguenze negative e positive.
Un clima caldo nel passato aveva determinato la fertilità del Sahara, un clima più freddo porta e porterebbe gravissime ripercussioni sulle attività agricole del nord Europa; con il freddo molte gravi patologie respiratorie colpirebbero la popolazione, così come in un mondo più caldo potrebbe diffondersi maggiormente la malaria.
Il problema va posto in altri termini allora: quanto frutta la paura da global warming? In questo momento molto di più che quella da global cooling, ma state pur certi che se ad un tratto il clima virasse verso il freddo, l’IPCC ci racconterebbe che è ancora colpa nostra.
Negli anni 70 si pensava che il mondo fosse diretto verso un’era glaciale, ma si poteva pensare che in quel periodo non ci fossero gli strumenti di oggi per valutare il comportamento del clima, invece, ecco la sorpresa: se andiamo ad indagare i metodi di lavoro odierni, si capisce che non è cambiato assolutamente nulla e che la soluzione "pro antropic global warming" è assolutamente di comodo.
Del resto tutti "tengono famiglia" e gli scienziati scomodi escono dal giro e perdono opportunità di lavoro.
Autore : Alessio Grosso