Focus STRATOSFERA: cosa non sta funzionando nella propagazione dello stratwarming verso il suolo?
Entro le prossime 48 ore una dinamica estremamente intensa di riscaldamento stratosferico, spaccherà il Vortice Polare in due grandi lobi ma la propagazione verso il basso di tale dinamica stenta ad essere vista dai modelli. Cosa non sta funzionando?
Preannunciato con parecchi giorni di anticipo, un riscaldamento deciso della stratosfera polare, avrà come diretta conseguenza, una suddivisione del Vortice stratosferico in due grandi lobi che si muoveranno con moto antizonale (da est verso ovest) alle quote stratosferiche. Uno di questi due lobi transiterà proprio sopra l’Europa, il secondo resterà confinato all’oceano Pacifico. Descritta in questo modo, appare come una dinamica preludio a grandi eventi di stampo invernale, ma a conti fatti qualcosa sembra andare storto e la propagazione di questo warming nei piani sottostanti, cioè nella cosiddetta "troposfera", sede di tutti i più importanti eventi meteorologici osservabili dalla superficie, sembra ostacolata.
Va da sè che tutti i sogni di gloria, per lo più immotivati, svaniscono è proprio il caso di dirlo, "come neve al sole" e l’evidenza dei fatti ci riporta alla dura realtà delle cose. Non esiste infatti una correlazione diretta tra una dinamica di "split" del Vortice Polare con l’avvento di una grande fase di maltempo invernale su casa nostra. Oltre al
surriscaldamento stratosferico, è infatti necessario che collimino alla perfezione diversi altri fattori, tra i quali il più importante è senza dubbio la quantità di freddo esistente in sede euroasiatica pochi giorni prima dello split.
Se manca il freddo sulle lande nord-est europee, mancano le fondamenta stesse affinchè possano essere facilitate grandi irruzioni d’aria gelida sul Mediterraneo.
Non meno importante, il trasferimento del calore dalla stratosfera alla troposfera, sembra verificarsi con estrema lentezza, al punto che sabato prossimo (17 febbraio) la circolazione prevalente dei venti troposferici sarebbe ancora di tipo ZONALE (occidentale) mentre a quote superiori i 100hpa (circa 15.000 metri), la presenza di un anticiclone in sede polare, avrebbe già portato da diverso tempo una vistosa inversione dei venti in stratosfera che proverrebbero a quel punto dai quadranti orientali.
Le chances di cambiamento sarebbero a questo punto affidate per intero alla terza ed ultima parte di febbraio, ma riteniamo comunque più probabile il proseguimento di una fase atmosferica instabile, nella quale potrebbe esservi spazio per qualche episodio di freddo che tuttavia, sarebbe inserito in un contesto di normalità e non di eccezionalità.
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Autore : William Demasi