00:00 3 Agosto 2001

Valle d’Aosta: Voci d’Amore

Poche parole disegnano attimi d'emozione nel racconto dell'ascesa alle alte vette d'Europa...

Valle d’Aosta: Voci d’Amore

A volte avverti una strana sensazione. Quella, per intenderci, che ti sussurra echi di libertà, che ti chiama da terre lontane, che esprime la tua esigenza di migrare. Nulla di categorico, per carità; solo un irrefrenabile desiderio di immedesimarsi in una nuova dimensione, di cogliere per un attimo nel tempo la linfa della vita.
Questo, almeno, è quello che è accaduto a me.

Martedì 17 luglio, ore 8 del mattino: la mia Fiat Punto 1.7 TD scalda i motori per gli 815 km che mi separano dalla Vallée. Tutto ha un sapore epico, nell’aria essenze di libertà. Abbandono il mio pesante quotidiano, il mio stress fatto di niente, per assaporare il nettare di una vita che sento dentro. Brulico di passione. Ho sete di emzioni. La strada non osserva soste, la meta è lontana nello spazio.

La verde Italia saluta il mio passaggio, mentre già m’accorgo d’alte vette all’orizzonte. Vivo d’intensità momenti indimenticabili, mentre le mie montagne affiancano e poi stringono la mia corsa sempre più sfrenata. Si susseguono villaggi, e paesi, e castelli, e torri, e piazze. Tutto vive e respira la montagna che d’intorno incanta. Entro nella mia terra, la terra dei miei sogni quotidiani. Non c’è nulla che abbia del consueto; quel momento si gonfia di spettacolarità ed io, fiero, lo vivo dentro cingendolo alla brama del ricordo. Sono attimi che non dimentichi, perché senti di vivere in fondo ciò che da sempre insegui. Bard, Issogne, Verres, Fenis: piombo nel Medioevo gallico, quasi non ci credo.

C’è l’Avic a ricordarmi che sono tra le grandi vette d’Europa, e l’adrenalina mi corrode le vene. Qualche nube minaccia pioggia, l’aria è frizzante, il tramonto regala giochi di colori nell’inseguirsi di luci e colori.

Inizio la salita alle vette d’intorno. Il chiasso della mia passione quasi svanisce nei silenzi dei boschi bagnati. L’incorruttibile valle conturba lo sguardo stupìto dei miei occhi bambini. Punge a tratti il vento degli dèi, quasi a sanare i miei affanni e i miei respiri distratti dai ghiacci. Mi rapisce la magìa d’un momento. Di fronte a me vette superbe, e vuoti da ammirare, e silenzi da ascoltare. Il tutto mi vince nello spirito. Rimango solo, di fronte a me l’indescrivibile.

Nubi corsare nel nulla dissolvono bianche cime argute. Fragori torrenziali confondono gelidi venti, e conche ghiacciate ornano merletti giganti. Quindi la pioggia, ed i suoi colpi violenti, ad infangare una siccità d’animo che trafigge mortalmente ogni speranza di vita. Nel cuore.
Autore : Emanuele Latini, “arbolle” nel forum